Rimini, “costretta a fare sesso ogni giorno”: il marito finisce in carcere

La moglie doveva avere con lui almeno un rapporto sessuale al giorno anche quando non ne aveva voglia o non si sentiva bene, così da evitare – secondo la visione strampalata del marito – di provare desiderio per altri uomini. Una storia che va avanti da più di 25 anni e ha avuto ripercussioni pesanti sia sul piano psicologico sia fisico per la donna che alla fine ha chiesto aiuto ai carabinieri. Quei rapporti non consensuali e una serie di maltrattamenti distillati nel corso del lungo matrimonio sono costati l’arresto a un italiano di 53 anni. Dovrà rispondere anche di violenza sessuale. Ossessionato da una gelosia morbosa, l’accusato avrebbe sottoposto la moglie a un controllo ossessivo. Solo ora, e con l’appoggio dei figli ormai adulti e indipendenti, la donna ha trovato la forza di denunciare le condizioni penose sopportate per troppo tempo. Non poteva avere una vita propria, doveva evitare di rivolgere la parola agli uomini, compresi i colleghi di lavoro, ed era controllata in modo maniacale. Il marito le consentiva di portare con sé fuori di casa un telefonino di vecchia generazione con il credito appena sufficiente per uno squillo di emergenza. Doveva essere sempre reperibile e a volte era costretta a fare sentire i rumori ambientali per dimostrargli che era davvero al lavoro. Con uno squillo doveva avvertirlo quando finiva il turno così che il marito potesse calcolare i tempi di percorrenza: per la stessa ragione esaminava anche il contachilometri. Era lui, ogni mese, a intascare lo stipendio da cassiera della donna e gestire con quello il bilancio familiare. Disoccupato da tre anni dopo la chiusura di un’attività familiare, lasciava un paio di euro al giorno alla moglie, giusto per il caffè. Il telefono quello buono, lo teneva lui: la donna aveva il permesso di usarlo, a casa e a patto che le telefonate fossero registrate, così da potere riascoltare le conversazioni. Una mattina la donna, invece di andare al lavoro, ha svoltato l’angolo e si è rivolta ai carabinieri della stazione di Misano Adriatico. Nel giro di pochissimo tempo è stata collocata in una struttura protetta: il marito l’altra sera non l’ha vista rientrare a casa. Incensurato, all’apparenza una persona tranquilla e senza particolari problemi di relazione, ha cercato delle spiegazioni che nessuno gli ha dato. Almeno fino a quando i carabinieri di Pesaro (la coppia vive in una località tra le Marche e la Romagna) gli hanno bussato per notificare l’ordinanza di custodia in carcere.

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