Cosa rimane oggi di Cristina? Il teatro e il dolore dentro la città

Prologo. Correva l’anno 1992, martedì 1 settembre; nel primo pomeriggio Cristina Golinucci, ventenne della campagna di Ronta di Cesena, esce di casa per recarsi al convento dei frati Cappuccini per un incontro con padre Lino Ruscelli. Parcheggia la sua Fiat 500 poi… più nulla, nessuno la rivedrà più. Cosa sia successo non è mai stato chiarito, del suo corpo nessuna traccia. 25 novembre 2022; trent’anni dopo, il caso Cristina Golinucci non è più isolato; la violenza contro le donne si è moltiplicata a dismisura, anche nella provinciale Cesena: «In vent’anni la nostra città ha visto qualcosa come 12 fra sparizioni e omicidi», ricorda l’assessore Carlo Verona. Il 25 novembre è oggi Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, decine di associazioni sono nate in soccorso a questa tragedia globale; Marisa Degli Angeli, madre di Cristina, incessante per coraggio e resistenza, è stata scelta sul territorio regionale come presidentessa di Penelope, associazione nazionale di familiari di vittime scomparse. Marisa ha battagliato, cercato la verità, implorato di riavere il corpo della figlia, fino a dichiarare nel 2015 «voglio soltanto le ossa».

Il progetto

Il Centro Donna di Cesena, insieme al Forum delle Donne, in cui convergono associazioni di sensibilizzazione alla violenza di genere, hanno sollecitato la realizzazione di un lavoro teatrale. Come regista è stato individuato il cesenate Giacomo Garaffoni (1981) autore, performer, collaboratore di Valdoca e Societas, vincitore del Bando autori under 40 della Biennale di Venezia per “Cassandra”. Ert, Emilia Romagna Teatro Fondazione, sostiene la nuova produzione teatrale che, a partire da una forte radice territoriale, intende espandersi con un respiro umano che riguarda tutto il Paese «nel nome di un’assenza, di un vuoto, di una mancanza, di una ferita che ha segnato una comunità che continua a interrogarsi – dice Giuliano Barbolini, presidente di Ert. – Ert con questo lavoro interpreta appieno la funzione del teatro; che è relazionarsi attraverso la cultura con il tessuto civile in cui si opera; e si completa con un incontro sulle radici della violenza con Silvia Federici e Rita Monticelli».

Lo spettacolo

La prima assoluta di “Voglio soltanto le ossa” va in scena venerdì 25 novembre alle 21 al Bonci, con repliche il 26 e il 27. Lo spettacolo segna il debutto ufficiale alla regia di Giacomo Garaffoni che dirige le attrici Livia Rossi (Cristina Golinucci) e Alice Torriani (la madre).

«Covavo questo progetto dal 2019 – esordisce Garaffoni –, oggi sento gratitudine e responsabilità, e un grande abbraccio umano. Ci muoviamo fra cristalli, nel senso che troviamo tanta bellezza ma anche fragilità. Subito ho rifiutato l’idea di seguire un percorso di indagini; in virtù di ciò ho studiato però gli atti, il percorso di Procura e famiglia, le svariate ipotesi emerse negli anni. Raccontiamo una storia che è finita il 1 settembre 1992, che ha trasformato Cristina in una sorta di icona la cui foto si trova in tutte le stazioni d’Italia, è una forma vuota dell’umanità che l’ha preceduta. Il mio tentativo, dopo avere riconosciuto l’assoluta necessità di simboli di questo tipo, è di distruggere l’icona e capire cosa rimane della persona, del dolore che nel tempo di 30 anni cambia».

L’allestimento

«Questo atto unico si fa forte dell’arte visiva, unisce elementi della tragedia classica con altri di cinema e videoarte per parlare dell’oggi. È ambientato in un contesto domestico, un salotto di una casa svuotata dalla perdita, dove dialogano Cristina Golinucci e una figura materna universale, in modo vitale ed emotivo. Cosa rimane oggi di Cristina, quali domande la sua assenza ci pone? Sono consapevole che portare il teatro dentro la città non è mai stato così doloroso; ma era importante che avvenisse a Cesena e il 25 novembre».

Il testo e l’incontro

Il testo principale con cui il regista si è confrontato è “Calibano e la strega. Donne corpo e accumulazione originaria” (Mimesis 2015), libro cardine di Silvia Federici (1942) che pone in relazione la venuta del capitalismo e le radici della violenza al femminile. Federici, storica, filosofa politica, attivista, icona del femminismo, sabato 26 novembre alle 17.30 al Bonci interviene (da remoto) in collegamento da New York per dibattere dei temi sollevati dallo spettacolo con Rita Monticelli, docente dell’Università di Bologna nota pure per essere la prof dello studente egiziano Patrick Zaki. L’evento va in scena nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne e nei 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere (16 Days Campaign) promossa dall’Onu e condivisa anche dal Comune di Cesena.

Euro 26-8. Info: 0547 355959

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