Cos’è l’ecologia sociale

L’Ecologia sociale è un profondo ripensamento della società, perché non si può parlare di ecologia senza parlare di trasformazione delle comunità. Il suo fine ultimo è la fondazione di una forma sociale organica sviluppata secondo un equilibrio di parità o equipollenza tra esseri umani e tra esseri umani e natura. Ai tempi della pandemia è lo psicoterapeuta Marco Inghilleri a dare una nuova chiave di lettura della sostenibilità, parlando di ecologia sociale. Nel libro “L’era del postumano”, ha cercato di dare una guida pratica e filosofica ai principi legati alla sostenibilità, sia nel suo rapporto con la natura sia in quella economica e degli interscambi umani.

Inghilleri, che differenza c’è tra ambientalismo ed ecologismo?

«L’ambientalismo non mette in discussione la premessa basilare della società e cioè che l’essere umano deve dominare la natura. Cerca al più di facilitare quel concetto sviluppando tecniche che riducano i rischi connessi ad una spoliazione avventata dell’ambiente. L’ecologia, al contrario, si occupa dell’equilibrio dinamico della natura, dell’interdipendenza degli esseri viventi e delle cose non viventi. Dal momento che la natura include anche gli esseri umani, l’ecologia deve includere anche il ruolo degli esseri umani nel mondo naturale, ed in particolare il carattere, la forma e la struttura del rapporto tra l’essere umano, le altre specie ed il substrato inorganico dell’ambiente biotico. L’ecologia apre un’ampia prospettiva sul profondo squilibrio emerso dalla frattura prodottasi tra uomo e natura».

Cosa vuol dire “ecologia sociale”?

«Scopo dell’ecologia sociale è l’insieme. Quindi, tutte quelle relazioni sociali, umane, tra esseri viventi, e la loro interdipendenza reciproca. È un aspetto importante che va oltre alle normali concezioni a cui siamo stati abituati».

Oggi l’impronta antropica sta facendo pagare un caro prezzo alla natura?

«In natura, l’equilibrio e l’armonia sono il risultato di una differenziazione sempre mutevole, di una diversità in continua espansione. La stabilità ecologica è funzione non della semplicità e dell’omogeneità, ma della complessità e della varietà. La capacità da parte di un ecosistema di conservare la sua integrità dipende non dall’uniformità dell’ambiente, ma dalla sua diversità. Omogeneizzare la natura sta mettendo in crisi la stessa sostenibilità del Pianeta Terra. Dobbiamo capirlo bene anche nelle relazioni umane: è la diversità che fa la ricchezza del nostro modo di essere e altrettanto vale per la natura nella sua totalità».

I cambiamenti del mondo possono influenzare il cambiamento dell’umanità?

«La tendenza del nostro tempo va palesemente in senso contrario alla diversificazione ecologica. Si sta andando verso una brutale semplificazione dell’intera biosfera. Le complesse catene alimentari del suolo e della superficie terrestre sono spietatamente minacciate. Come conseguenza, il suolo è stato in molte zone ridotto ad una spugna inerte, destinata ad assorbire semplici “nutrimenti” chimici. Immense cinture urbane stanno invadendo senza sosta la campagna, sostituendo la flora e la fauna con cemento, metallo e vetro ed avvolgendo intere regioni in una caligine di inquinamento atmosferico. In questo mondo urbano di massa, la stessa esperienza umana diviene brutalmente elementare, soggetta com’è a grossolani stimoli sonori e ad una brutale manipolazione burocratica. Ridurre le città a supermarket di plastica sta riducendo i rapporti umani e tra uomo e natura Proseguire in questa inversione dell’evoluzione biologica, minare le catene alimentari biotiche da cui dipende l’umanità, significa mettere in forse la stessa sopravvivenza della nostra specie».

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