Coronavirus, il virologo Burioni: «La mascherina sulle persone sane non serve»

Gli esperti lo conoscono come 2019-nCoV. È la sigla che contraddistingue il nuovo coronavirus che sinora ha fatto oltre 250 morti in Cina con 12mila casi di contagio. Roberto Burioni, noto virologo e ordinario all’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano, spiega i rischi e come affrontarli.

Professor Burioni, quanto è pericoloso il coronavirus?

«Per gli italiani, zero. Adesso in Italia il coronavirus non c’è: le uniche due persone ammalate, hanno contratto il virus in Cina. Però è una malattia che si sta trasmettendo rapidamente, potrebbe arrivare qui e poi diffondersi. Prima di tutto quindi è importante non andare in Cina e considero molto giusta la decisione del governo di bloccare i voli da e per la Cina. Tra l’altro l’Italia è stato il primo Paese europeo a farlo. I cinesi però potrebbero arrivare da altri aeroporti: è importante che chi viene da lì resti isolato, perché si può viaggiare durante l’incubazione e poi sviluppare la malattia in Italia».

Come si è sviluppato il virus?

«Passando dall’animale all’uomo, come è accaduto per l’Hiv nella prima metà del ’900 quando l’uomo ha contratto il virus dalle scimmie. Questo coronavirus non sappiamo da dove arrivi, ma pare che sia partito da un pipistrello. Altre ipotesi fantasiose, come il fatto che sia uscito da un laboratorio e poi sia stato sintetizzato dai militari, le lascerei stare».

Si è parlato del mercato del pesce o di serpenti…

«L’ipotesi più probabile è che provenga da un pipistrello, ma forse non lo sapremo mai con certezza: il problema è che il virus ora si trasmette da uomo a uomo».

Quali sono i sintomi?

«Sono uguali a quelli di un’influenza, ma può peggiorare con sintomi molto più gravi fino a una grave insufficienza renale. Il pericolo di morte è maggiore in chi non gode di buona salute, ma colpisce tutti, anche chi è sano».

Quanto dura l’incubazione?

«Dai 5 agli 8 giorni, massimo 10. Per questo la quarantena è di 14 giorni, per essere più sicuri».

Ci sono analogie con la Sars?

«È un virus della stessa famiglia e le analogie si fermano lì. Rispetto alla Sars è più pericoloso, perché si diffonde più facilmente e in maniera molto più veloce. In due settimane, probabilmente, ha già fatto più vittime della Sars in due anni».

Lo trasmettono anche persone che non hanno sintomi?

«Questo è certo e dimostrato. C’è il caso di una manager cinese andata in Germania per lavoro: stava bene, è ripartita in salute ma si è ammalata tornando in Cina. Purtroppo ha contagiato alcune persone in Germania. La trasmissione senza sintomi rende più difficile combattere il coronavirus».

Consiglierebbe di andare a cena in un ristorante cinese?

«Non è giustificato il panico e la discriminazione verso i ristoranti cinesi: ci sono stato proprio venerdì, anche per dare un segnale».

Consigli utili per i cittadini?

«In primo luogo non andare in Cina e, più in generale, evitare i viaggi in Oriente: andare a ovest è più prudente. Inoltre è opportuno che chi arriva dalla Cina resti isolato un paio di settimane e ai minimi sintomi respiratori chiami il 118, perché dal medico potrebbe infettare altre persone. Probabilmente si tratta di influenza che ha un’incubazione di un giorno, ma il timore del coronavirus c’è».

Questo è anche il periodo peggiore visto il picco di influenza…

«Per l’influenza il presidio più importante è lavarsi le mani».

Può servire in Italia l’utilizzo della mascherina?

«In generale non ha senso. Va bene per chi è malato, ma per una persona sana non serve veramente a nulla».

Teme una pandemia?

«Il rischio c’è. Dobbiamo fare tutti gli sforzi affinchè questo non accada».

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