Coronavirus, le uova di Pasqua restano nei magazzini

Anche le uova di Pasqua sono state travolte dalla furia distruttiva del Covid -19. I bancali pieni di uova di cioccolato, le richieste di reso, le domande di rimborsi e lo spaccio aziendale vuoto. È la quotidianità, ai tempi del coronavirus, di un’azienda di Montefiore Conca, la Dolciaria Rovelli. Una cronaca giornaliera con grande probabilità comune a tutte le imprese che producono dolciumi: «Il mondo dolciario è paralizzato» afferma infatti Roberta Leurini, titolare dell’azienda, una delle tante imprenditrici alle prese con l’effetto “domino” innescato dal coronavirus.
Leurini, avete stimato i danni?
«Non ancora, noi siamo fiduciosi, e speriamo che nei dieci giorni prima di Pasqua i consumatori facciano acquisti, almeno nei supermercati. Quello che è certo, però, è che abbiamo gli scaffali dei magazzini pieni di uova. Ci sono ditte che non sono venute a ritirare gli ordini, e quelli che ci chiedono i rimborsi».
I rifornimenti dalla grande distribuzione sono già avvenuti, giusto?
«In gran parte sì, ma ci sono già arrivate richieste di reso, o di rimborsi, anche se i nostri clienti sanno benissimo che noi, per politica aziendale, non lo facciamo. È chiaro però che in questa situazione straordinaria si cercherà di venirsi un po’ incontro».
Le perdite maggiori da cosa deriveranno?
«Noi lavoriamo molto per le associazioni come l’Ail, le organizzazioni che fanno banchetti e manifestazioni per raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro i tumori. Avendo bloccato tutto, sono saltate anche tutte le loro iniziative, e di conseguenza, l’Associazione italiana leucemie non ha più bisogno delle nostre uova di Pasqua. Vendiamo anche all’estero, e lì, fino ad adesso, il calo è stato minore, ma in Italia, in generale, la “botta” si è sentita».
Secondo lei perché la quarantena dovrebbe dissuadere le famiglie dal comprare le uova di Pasqua?
«Perché si tende ad acquistare più che altro beni essenziali, a causa dell’ansia creata dal coronavirus. In realtà credo però che quando saremo in prossimità dell’evento, le persone saranno più invogliare a comprare, alla fine, anche se siamo in quarantena, è pur sempre Pasqua. Ecco perché spero nei 10 giorni prima di Pasqua».
La vendita allo spaccio aziendale, invece?
«Lo spaccio è aperto, essendo beni alimentari, ma entrano poche persone. Infatti stiamo pensando di attivare la vendita online e le consegne domicilio, per raggiungere più clienti possibili».
A livello occupazionale ci sono state ricadute?
«Abbiamo da subito attivato le procedure per il lavoro in sicurezza, ma siamo stati costretti a “stoppare” la produzione. Per questo ora abbiamo messo in ferie alcuni assunti nella produzione, e anche altri degli uffici».
Il suo tono di voce, nonostante tutto si mantiene tranquillo. E’ fiduciosa che la situazione si risolverà?
«Certo. Io, poi, sono ottimista per natura. Il vero problema, per questa annata, è che le uova, così come la colomba, non si mangiano più passate le feste. Ecco che se non si vendono ora, è quasi impossibile farlo poi».

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