Coronavirus, “turisti” in fuga dal Nord Italia al mare a Ravenna e Cervia

Coronavirus, "turisti" in fuga dal Nord Italia al mare a Ravenna e Cervia

RAVENNA. «Erano anni che il mio vicino di casa bergamasco non tornava qui a Marina di Ravenna, ma sabato, guarda caso, è arrivato con tutta la sua famiglia». Una notizia che dà la misura del senso di irresponsabilità diffuso che ha colpito anche Ravenna. E in particolare i suoi lidi, che con il mare, le spiagge e i divertimenti negli anni sono diventati seconde residenze per tanti emiliani e anche lombardi. Tutto è iniziato sabato, con la diffusione in anteprima della bozza Coronavirus che il premier Conte avrebbe firmato solo in nottata. Un elenco di decisioni dure, restrittive, con le quali – come ormai noto – si è decretata la classificazione a “zone arancioni” di quattordici città italiane, tra cui la vicinissima Rimini, e la chiusura totale della regione Lombardia. Misure poi estese a tutta Italia. Poche pagine che hanno scatenato il panico diffuso, perché prevedevano, come poi è accaduto, l’impossibilità a entrare e uscire da quelle aree tranne che per inderogabili motivi di lavoro o per particolari urgenze. Come spesso accade, però, gli italiani hanno agito all’italiana, con l’isteria che si è divorata in un sol boccone il senso civico e ogni tipo di moralità, portando i lombardi e gli abitanti di altre zone dove il contagio da Covid-19 si è largamente diffuso a correre verso le macchine o incontro al primo treno, per fuggire da quel luogo che presto avrebbe chiuso le sue porte con le armi dei militari.

Assalto ai lidi
Per il momento è difficile pensare di fare una stima di quante persone siano arrivate nel Ravennate dalle zone a rischio. Ma sicuramente ne sono arrivate tante. Lo dimostrano le immagini di un weekend sulle spiagge che spesso non si vede nemmeno in piena estate, con la palizzata di Marina di Ravenna inondata da un fiume continuo di persone, le gelaterie con le code fuori dalla porta e i bar e ristoranti pieni fino al colmo. Ogni precauzione è stata gettata al vento e le targhe delle auto in transito mostravano senza ombra di dubbio l’arrivo a Ravenna di intere famiglie dai luoghi al momento più a rischio d’Italia.

È successo ad esempio a Lido Adriano, dove la condomina di una palazzina ha chiamato il presidente della Pro Loco, Giovanni De Lorenzo, per chiedergli informazioni su come agire, dato che il vicino di casa milanese era appena arrivato carico di valigie. «Cosa le ho risposto? – dice De Lorenzo – Di informare i carabinieri». Difficile dire se le forze dell’ordine siano state poi davvero informate, al comando provinciale non risultano segnalazioni di questo tipo, ma il fatto rimane. E lo strano caso della “quarantena” trascorsa nelle seconde case di lidi ravennate non si ferma alla sola Lido Adriano.

Marino Moroni, della Pro Loco di Marina di Ravenna, assicura che il suo vicino di Bergamo è arrivato con la famiglia proprio sabato. «Non sono stato informato di altri casi – assicura – ma è evidente che un problema esiste. In noi italiani manca evidentemente un generale senso di responsabilità. Domenica ho chiamato il sindaco per dirgli che a Marina sarebbero serviti i vigili, perché nessuno rispettava le distanze di sicurezza o le precauzioni indicate».

Via dalle zone arancioni
Il fenomeno della trasmigrazione dalle zone arancioni non riguarda però solo i lombardi, ma anche gli emiliani di Reggio Emilia e Modena, storicamente province molto legate ai nostri lidi. Specialmente a Marina Romea, dove molti di loro hanno comprato la loro seconda casa per l’estate. «Dopo tutti gli appelli che erano stati fatti – commenta Massimo Fico del comitato cittadino dei Lidi Nord – sono rimasto a bocca aperta nel vedere tutta quella gente».Molti emiliani, ma anche veneti, che hanno iniziato ad aprire le loro case evidentemente per sfuggire alle restrizioni attivate nelle loro province e venire qui, dove al momento non vige ancora la linea dura, ma solo quella della giusta precauzione. Lo stesso vale per Lido di Savio, dove sono arrivate cinque famiglie, di cui alcune del Modenese e altre del Bresciano. Infine si arriva a Cervia e Milano Marittima. «Già da una settimana – assicura un residente – qui sono arrivate delle famiglie dalla Lombardia ad aprire le loro seconde case. L’ho scoperto per puro caso da mia figlia, che un giorno tornando a casa mi ha detto che le sue amiche di Milano erano tornate».

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