Coronavirus, mette per scherzo l’Amuchina in vetrina «c’è chi voleva comprarla»

LUGO. Non servirà a curare il virus, ma una buona dose di ironia è fortemente consigliata per combattere l’ansia di questi giorni. Tra supermercati e farmacie presi d’assalto c’è chi preferisce sdrammatizzare con una battuta: d’altra parte il carnevale è appena concluso e una risata, è noto, allunga la vita. Paolo Antolini, proprietario di una nota gioielleria in pieno centro, ha così deciso di allestire la propria vetrina inserendovi un flacone di Amuchina, ormai introvabile disinfettante che sul mercato online sta raggiungendo prezzi da capogiro. «L’intento è quello di strappare qualche risata, l’Amuchina non è certamente in vendita –afferma Antolini –. Mi faceva piacere sdrammatizzare una situazione paradossale di generale frenesia e panico a mio avviso immotivati. Tengo sempre un po’ di Amuchina in negozio, mi serve quotidianamente per il mio lavoro, ad esempio per sfilare gli anelli nel modo più igienico possibile».

La foto della vetrina, pubblicata sui social media, ha subito riscosso la simpatia di centinaia di persone, che hanno capito come si trattasse di una innocua battuta. Qualcuno ha preso però sul serio l’immagine ed ha prontamente contattato la gioielleria: «una signora – spiega Antolini – ha telefonato in negozio per acquistare la bottiglietta fotografata. Naturalmente le ho detto che si trattava solo di uno scherzo». L’episodio è comunque indicativo di un timore generalizzato, da cui però Antolini, insieme a tanti altri, non si lascia sopraffare: «Qui di fianco c’è un parrucchiere cinese – racconta – che viene disertato dalla clientela. Lui non ha colpe, anche perché il virus non guarda certo alla nazionalità, e credo che il pericolo maggiore sia proprio per l’economia. Da noi la gente continua a venire lo stesso, anche non c’è il solito ritmo di tutti i giorni». Le strade, che già di per sè raramente risultano affollate, sono più silenziose del normale, e le maschere di carnevale sono scomparse per lasciare spazio alle mascherine protettive che, per inciso, non proteggono dal contagio (al massimo evitano la trasmissione da parte di chi è già affetto dal virus) ed anzi servirebbero a chi soffre di reali patologie. «L’allarmismo non ha senso – conclude Antolini – ma voglio esprimere il massimo rispetto a chi è ammalato davvero, specialmente agli anziani, che sono la categoria più a rischio».

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