RAVENNA. Si chiama Tocilizumab ed al momento rappresenta uno dei modi in cui si sta combattendo il Covid19 nei pazienti malati. In attesa dello sviluppo di un vaccino o di un farmaco dedicato questo medicinale anti-artrite è tra le cure che al momento sembra stiano dando risultati. Il 18 marzo scorso l’Aifa ha lanciato il programma Tocivid 19 che serve proprio a studiare la reazione dei pazienti alla somministrazione del farmaco. A guidarlo, l’istituto contro i tumori di Napoli, il primo a sperimentare il Tocilizumab contro il virus. L’Ausl Romagna ha aderito il 19 marzo e la sperimentazione è avviata negli ospedali della Romagna e impegna in modo trasversale i medici dei reparti che combattono il Coronavirus in prima linea, come Malattie Infettive e Rianimazione. A Napoli diversi pazienti sono stati “estubati” dopo essere stati curati con questo farmaco: quattro solo ieri, sono migliorati in pochi giorni.

Il progetto
Al momento della attivazione, ogni centro riceve una fornitura iniziale di farmaco necessario per il trattamento di tre pazienti, vale a dire 6 dosi di Tocilizumab (12 fiale da 400 milligrammi), includendo sia la prima dose che l’eventuale seconda dose. Successivamente verrà inviata, una fornitura automatica in base al numero di pazienti inseriti dai singoli centri aderenti. Nel progetto si legge che – vista la pandemia in corso – «lo scenario clinico e operativo è estremamente variabile e si prevede che rimarrà tale per un tempo imprevedibile». Inoltre, «sono disponibili pochissime prove concrete sul decorso della malattia». Che il Coronavirus sia una terra di nessuno dal punto di vista scientifico al momento sembra opinione comune nel mondo medico. L’obiettivo primario del progetto è quello di ridurre la letalità del Covid19. Il metodo viene sperimentato nei pazienti più gravi la cui mortalità ad un mese è di circa il 15%. Si mira a dimezzare questo tasso, arrivando al 7,5 per cento. Lo studio, che si ipotizza di chiudere entro maggio, necessita di 330 pazienti (in tutta Italia). Alla data del 20 marzo le persone su cui è testato il farmaco erano già 411.

Come agisce il farmaco
La polmonite – si fa notare nello studio – rappresenta la complicanza più frequente e grave in corso di infezione da Coronavirus. Tale complicanza – in estrama sintesi – è dovuta ad un mediatore d’infiammazione (la proteina IL-6) che consegue alla risposta immunitaria contro il virus negli alveoli polmonari. Ne deriva quella che lo studio definisce “tempesta citiochimica” che finisce per danneggiare i polmoni. Il farmaco frenerebbe questa catena, evitando l’aggravarsi della situazione. «In una esperienza resa nota dai ricercatori cinesi – dice lo studio – il Tocilizumab ha prodotto incoraggianti benefici clinici e nei parametri di laboratorio in una casistica di 21 pazienti affetti da polmonite severa o critica Covid-19».

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