RAVENNA. L’Ausl Romagna chiede l’aiuto della sanità privata per recuperare la mole di visite dopo l’emergenza Covid 19. L’azienda ha appena ricalibrato gli accordi di committenza con le cliniche private di tutto il territorio romagnolo.

Ricalibrare le visite
L’azienda sanitaria romagnola sta analizzando la situazione per l’ulteriore fabbisogno sanitario «al fine di riallineare le agende di prenotazioni sospese» e diminuire i tempi di attesa, tornando a mantenerli «entro gli standard regionali». Per questo nei prossimi mesi potrebbero essere richieste alle cliniche private del territorio ulteriori prestazioni, anche se i sindacati – e in particolare la Fp Cgil – hanno chiesto di fare un utilizzo limitato delle prestazioni sanitarie de privati. I piani di committenza, che ogni anno vengono calibrati dai direttori di distretto e riguardano le prestazioni erogate dalle cliniche private accreditate, erano stati predisposti prima dell’emergenza Covid.

Le prestazioni erogate
Dopo la sospensione, il mese scorso sono stati riattivati e conseguentemente integrati anche al fine di ricollocare le prestazioni sospese nel pubblico «che non si è in grado di fronteggiare con la capacità produttiva aziendale». Sono quattro le prestazioni da eseguire in urgenza nel più breve tempo possibile: le urgenti vanno rese entro 72 ore; le urgenze brevi entro dieci giorni. Ci sono poi le visite differibili, da garantire entro trenta giorni per le visite e entro due mesi per la diagnostica. Infine la classe di priorità programmata, da garantire entro massimo quattro mesi.
Le visite specialistiche portate avanti dai privati per conto dell’Ausl valgono oltre 17 milioni di euro in tutta la Romagna. In questa cifra c’è già una parte dei costi stimati ad oggi per fronteggiare l’emergenza Covid 19 (trasformazione da visite ordinarie in prioritarie; ricollocazione di prestazioni di specialistica pubblica sospese per emergenza Covid) sono state sinora 214mila euro ma la cifra potrebbe essere destinata a salire.

Sistema integrato
L’Ausl sottolinea la necessità del «concorso» e della «fattiva collaborazione del privato accreditato, soggetto organizzativo che trae proprio la sua fonte di legittimazione primaria dall’essere stato riconosciuto, all’atto dell’accreditamento istituzionale, come soggetto in grado di rispondere alla programmazione sanitaria del territorio aziendale di riferimento». L’azienda sottolinea anche la validità del modello portato avanti sino ad ora che ha garantito uno sgravamento delle liste di attesa.
Data la situazione in cui si trova la sanità, con il recupero di migliaia di visite, è stato addirittura sospeso il monitoraggio delle liste d’attesa fino alla fine dell’anno. Le cliniche private hanno dovuto dare garanzie sulla sicurezza trasmettendo all’Ausl un’autodichiarazione in merito all’applicazione delle raccomandazioni di carattere igienico-sanitario atte alla prevenzione del contagio e alla tutela della salute dei lavoratori

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