Quando gli ha chiesto i giornali si è voltato verso le locandine. E leggendo i richiami ai decessi nelle case di riposo si è fatto sopraffare dall’emozione. «Tot sti murt, tot sti véc di uspezi» ha detto in dialetto romagnolo l’anziano prima di scoppiare in lacrime. Reazione che ha commosso l’edicolante che, dopo aver cercato di rincuorarlo, ieri ha atteso che il pensionato passasse come ogni giorno alla solita ora prima di esporre le locandine per non turbarlo.

«Di storie e di piccoli e grandi drammi personali ne sento parecchi – racconta Massimo Cicognani, dell’edicola di piazza del Popolo, proprio sotto la scalinata comunale –, d’altronde qui è come essere dalla parrucchiera o al bar, arriva un po’ tutto. Ma una scena del genere in tanti anni non mi era mai capitata, mi ha colpito moltissimo, sono sincero, sono stato male anch’io».

Un episodio, quello accaduto giovedì mattina, che è un po’ il simbolo dei risvolti psicologici e dell’impatto che la pandemia sta avendo nella quotidianità di ognuno di noi e ancor più per le persone più fragili di fronte al virus, gli anziani, che il virus ha reso ancora più soli. Quelle lacrime del pensionato di fronte alle locandine celano un universo personale di sofferenza che il covid-19 ha amplificato.

«Piangendo si è sfogato dicendomi “I miei figli non vogliono che tocchi nulla, mi dicono che devo restare in casa per non rischiare. Non ce la faccio più”. E mi ha spiegato che la sua disperazione è legata al fatto che la moglie è ricoverata in una struttura per anziani e non riesce a vederla – racconta l’edicolante –. Per questo stamattina (ieri, ndr) ho esposto le locandine più tardi del solito, in modo che non le vedesse».

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