Coronavirus Ravenna, scatta l’allarme per i veglioni clandestini

«In settimana ho ricevuto quattro inviti. Ho gentilmente declinato, ma comincio a innervosirmi. Mi sembra di essere uno dei pochi scemi che rispetta le regole e sono contrariato da questa irresponsabilità sociale. Tanto più che ognuno sembra trovare una giustificazione. Ci meritiamo la terza, la quarta, la quinta e anche la sesta ondata».

E’ l’amaro sfogo che Andrea, nome di fantasia, ha fatto ad alcuni amici di scuola dopo l’ennesimo messaggio ricevuto nell’arco di pochi giorni in vista del 31 dicembre. Non è un ragazzino, ma è in quell’età che si potrebbe definire di mezzo, né giovane né vecchio. E per carattere e per lavoro è sempre tra le persone. Habitué prima del covid di cene, pranzi e aperitivi, occasioni conviviali a cui partecipava o che organizzava per il piacere di ritrovarsi con amici e conoscenti, con la pandemia ha modificato come tanti le proprie abitudini. «Ma noto che molti continuano a comportarsi come se il virus non esistesse» commenta, riferendosi agli inviti dei “veglioni clandestini” ricevuti in rapida successione. Un fenomeno, quello delle feste abusive a Capodanno, che rischia di vanificare gli sforzi fatti finora, cancellare i risultati che faticosamente si intravedono nella curva dei contagi grazie al lockdown, intasare nuovamente ospedali, reparti di rianimazione e purtroppo anche gli obitori. «Tra telefonate e messaggi nelle varie chat ultimamente mi sono giunti diversi inviti e penso che non saranno gli unici. Al primo mi sono stupito, al secondo sono rimasto perplesso, al terzo e al quarto ho perso le speranze. Mi chiedevano se volessi partecipare a veglioni privati, feste di gruppo più o meno affollate organizzate in case private o ville in affitto. Non solo cene allargate, in un caso si parlava di organizzare una serata con oltre una ventina di persone. E molte di queste hanno figli grandi, che quindi immagino si organizzeranno a loro volta visto che i genitori saranno fuori».

Già durante il lockdown di primavera e nel “periodo arancione”, casi di cene carbonare, pranzi segreti, aperitivi camuffati non sono mancati. «Personalmente conosco due persone che per questo sono finite in ospedale per insufficienza respiratoria». Ora però con l’approssimarsi del 2021 si profila di peggio: i veglioni clandestini, che agitano il sonno di medici e infermieri in prima linea contro il coronavirus e infastidiscono i gestori dei locali che, dopo le prolungate chiusure, vorrebbero evitare un’ulteriore beffa. Che ci sia fermento è noto anche alle forze dell’ordine che si stanno organizzando per evitare che le attuali fasi organizzative abbiano un seguito, anche se non è facile dal momento che tutto corre sul filo del passaparola e delle chat, evitando comunicazioni “pubbliche” sui social. «Si cerca di fare tutto di nascosto, per quanto poi sia possibile tenere nascosto qualcosa che coinvolge più persone – riprende Andrea –. Ma la cosa che più mi ha infastidito non è solo il fatto di fregarsene di regole e coprifuoco, ma di trovare comunque una scusa, una giustificazione. Io ho deciso fermamente di non partecipare per non far rischiare i miei familiari, specie i più anziani, ma ognuno di quelli che mi ha invitato lo ha fatto spiegandomi le proprie motivazioni e cercando in qualche modo l’approvazione a quello che sta facendo».

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