La scorsa domenica, con il Vaccine day, abbiamo assistito a uno dei giorni che ha fatto la storia. Con le prime dosi di vaccino, il ritorno alla normalità non è più soltanto una chimera, ma una meta raggiungibile. Eppure, per poter abbandonare le precauzioni, tornare agli abbracci e alle strette di mano e buttare le mascherine, bisognerà aspettare ancora. «Anche chi si è vaccinato – rammenta Raffaella Angelini, direttrice del dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl Romagna – deve mantenere alta l’attenzione. Fino a che ci sarà un’ampia circolazione del virus come quella che c’è in questo momento non si possono abbandonare le precauzioni».

Dottoressa Angelini, qual è la soglia di vaccinazione che permette di parlare di immunità di gregge?

«Quando sarà stato vaccinato tra il 60% e il 70% dei cittadini: di conseguenza i più vulnerabili potranno essere considerati protetti. Solo a quel punto si potrà abbassare la guardia».

Una persona vaccinata può trasmettere il virus?

«Al momento non ci sono evidenze scientifiche che attestino questa possibilità né che la escludono. Il fatto certo è che, nella migliore delle ipotesi, una persona a cui è stato somministrato il vaccino al 95% è protetta dall’insorgenza della malattia in forma grave. Non è ancora certo, quindi, che non possa agire da portatore sano, e anche per questo è indispensabile che anche dopo il vaccino si continui a indossare la mascherina».

Nell’attesa della dose di richiamo, quindi con la sola prima immunizzazione, si è comunque protetti?

«Prima della somministrazione di entrambe le dosi non c’è certezza di essere coperti, ma il sistema di produzione di anticorpi inizia già con la prima immunizzazione».

Le persone guarite, sempre in considerazione della produzione degli anticorpi, verranno vaccinate in seconda battuta?

«Sì, è dimostrato che i casi di reinfezione sono molto rari, ma vale sempre il discorso per cui non abbiamo dati sul lungo periodo e soprattutto non ci sono evidenze sulla capacità di fungere da veicolo di infezione. Di certo, comunque, non esistono controindicazioni che impediscono a chi è entrato in contatto con il Covid di essere vaccinato».

E’ stata provata l’esistenza di fattori genetici che ostacolano la contrazione della malattia?

«Che esista una componente genetica che rende un individuo più o meno refrattario all’infezione da Covid-19 è un dato. Eppure, anche in relazione a questo, non esistono prove scientifiche che attestino quali siano, ad esempio, i gruppi sanguigni che offrono maggiore protezione al virus».

Temete che l’arrivo del vaccino possa avere un effetto “rilassante” sui cittadini, che quindi abbandonino troppo presto le precauzioni?

«Intanto facciamo i conti con gli effetti del ponte dell’Immacolata, del passaggio dall’arancione al giallo: la circolazione del virus è sostenuta. E se le persone continuano a fare tutto quello che non è espressamente vietato, non ne usciremo facilmente. Ad esempio, a camminare nel centro storico affollato nei giorni “arancioni” non si viola nessuna legge, ma di certo è una situazione che andrebbe evitata».

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