Coronavirus, a Ravenna iniziano a mancare le badanti

RAVENNA. C’è un effetto collaterale, ancora insondato ma che già ora sta facendo sentire i propri effetti, dato dal Covid-19. Uno dei tanti. E non si parla di un problema sanitario, ma economico e sociale, acuito dal clima di incertezza che la gestione di questa situazione induce necessariamente. Iniziano a mancare le badanti. E si teme per l’estate, il momento in cui aumenta la richiesta di questa professionalità ma diminuiscono contemporaneamente le disponibilità, l’insorgere di un’emergenza.

Un osservatorio certamente autorevole è quello di Adiura, azienda ravennate che dal 2008 si occupa di mediazione fra famiglie e collaboratori/collaboratrici familiari. Quindi costanti contatti con persone provenienti da vari Paesi, principalmente dall’Est Europa. E la tendenza, per l’agenzia diretta da Stefano Gismondi, è facilmente intellegibile da una ventina di giorni, in maniera più forte negli ultimi dieci: «Gestiamo una media di cinque contatti giornalieri, in tutta la provincia. Quindi mettiamo in relazione ogni giorno famiglie e collaboratrici familiari e già da tempo, dalla prima metà di febbraio, abbiamo visto un duplice fenomeno evidenziarsi. Un’evenienza che adesso è sempre più frequente».

A parlare è lo stesso Gismondi, che approfondisce spiegando come «molte professioniste hanno paura e evitano il nostro Paese. La situazione sta comportando qualche problema, ma al momento gestibile». C’è poi chi in Italia era già presente e che per questa emergenza sanitaria ha deciso di cambiare aria: «Molte collaboratrici familiari originarie dell’Est Europa anticipano le vacanze. Hanno un timore: che la gestione del virus possa diventare più complessa e che per questo possa essere impedito nelle prossime settimane l’accesso al loro Paese».

Una problematica che investe sia badanti dell’Est Europa interno all’Ue che quello esterno all’Unione: «Serpeggia la paura di una sospensione dell’area Schengen per chi proviene dall’Italia. Quindi il timore non è tanto e solo sanitario, ma logistico». Un problema che potrebbe far sentire i propri effetti in particolare nei prossimi mesi, qualora l’emergenza sanitaria non dovesse scemare: «In estate, quando molti italiani vanno in vacanza, c’è un aumento della necessità di assistenza degli anziani – conclude Gismondi –. E ovviamente una parte di chi si dedica tutto l’anno a questo difficile mestiere si prende qualche tempo per rientrare in famiglia nel proprio Paese. Se in quella fase perdurasse questo clima di incertezza e paura, si potrebbe passare da una gestione più faticosa delle esigenze di assistenza degli anziani italiani a una vera e propria emergenza. Ma speriamo che tutto si risolva prima».