«Preoccupati? No. Però ci stiamo preparando ad un eventuale recrudescenza del Covid 19». Paolo Tarlazzi, direttore dell’ospedale di Ravenna, guarda i dati dell’aumento dei casi di coronavirus e prevede un autunno non semplice: «Al momento la situazione è sotto controllo perché l’età media di chi contrae il coronavirus è bassa. I sintomi sono in larga parte dei casi stati febbrili e alcune difficoltà respiratorie, dopo una prima stabilizzazione i pazienti smaltiscono la malattia in isolamento domiciliare». Le terapie intensive e semi intensive restanto ancora senza pazienti malati di Covid 19. Questa la situazione odierna ma in futuro un peggioramento è quasi una certezza. «Con l’autunno i ricoveri aumenteranno, è inevitabile, anche se non credo che si arriverà ai livelli di marzo e aprile. Il peggioramento porterà una situazione complicata a cui ci stiamo preparando, facendo anche tesoro dell’esperienza passata».

Il tutto potrebbe essere complicato anche dall’arrivo della “classica” influenza stagionale i cui sintomi sono sovrapponibili a quelli del Covid 19.

Ci sarà quindi anche un aumento delle richieste da parte dei cittadini, per questo l’invito che l’Ausl ripete sin dalla scorsa primavera è quello di prendere in considerazione il vaccino anti influenzale. Cosa cambierà rispetto a marzo? «Innanzitutto – riprende Tarlazzi – contiamo su un maggior coinvolgimento della cittadinanza nella prevenzione. Attiveremo poi i presidi territoriali per trattare la malattia che ora conosciamo meglio e che prima invece trattavamo più difficilmente». In altre parole si conta di intercettare il virus sul territorio prima che i pazienti arrivino in ospedale.

Addio Covid Hospital

Qui c’è un elemento di novità: non ci saranno più i Covid hospital, cioè le strutture ospedaliere dedicate interamente ai malati di coronavirus. In provincia di Ravenna era stato elevato a questa funzione l’Umberto I di Lugo. «Ogni ospedale – dice il direttore – avrà reparti dedicati ai malati e li gestirà in autonomia. In questi mesi stiamo lavorando tantissimo per recuperare gli esami e le visite bloccate durante la fase iniziale dell’emergenza e non possiamo permetterci di bloccarla un’altra volta. La fase di emergenza dovrà essere parellela a quella ordinaria».

Liste d’attesa in crescita?

Il blocco delle visite ha causato anche un aumento delle liste d’attesa. Ne parla Tiziano Carradori durante la conferenza stampa di presentazione dei due primari di Otorinolaringoiatria e Terapia antalgica: «In questo momento siamo in una situazione strana dato che ci sono le risorse ma mancano i professionisti sul mercato del lavoro». Si pensi che in tutta l’Ausl Romagna le strutture complesse senza dirigenti sono più di cinquanta. Ma non mancano solo i primari: si fa fatica a trovare anche i medici. Servirebbero ad esempio «40 anestesisti», continua Carradori. Per quanto riguarda le liste d’attesa «l’Ausl Romagna può fare molto meglio, così come l’intera regione anche se non risultano criticità particolari. Il momento non è semplice: abbiamo chiesto ai colleghi specialisti la massima disponibilità possibile, così come stiamo sfruttando l’aiuto delle strutture private del territorio». Anche per le cliniche, tuttavia, l’estate non è il migliore dei periodi, anche qui gran parte del personale è in ferie dopo una dura primavera e, si presume, in vista di un autunno caldo.

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