Dai contagi legati allo shopping pre-natalizio nell’immediatezza del ritorno in zona gialla a quelli per i pranzi (troppo affollati) in famiglia a Natale.

La situazione

Se infatti nei giorni scorsi, come affermato su queste stesse colonne dal direttore del laboratorio unico dell’Ausl Romagna Vittorio Sambri, il picco rilevato era temporalmente riconducibile al ponte dell’Immacolata e all’errata percezione di molti di un “liberi tutti” dopo il lockdown di novembre, ora si scontano gli effetti delle riunioni conviviali a tavola e dello scambio di auguri e regali sotto l’albero. E’ quanto infatti si sta delineando sulla base delle indagini epidemiologiche sui nuovi casi quotidiani come fa capire Raffaella Angelini, direttrice del dipartimento di Igiene pubblica: «E’ capitato di intervistare persone che si sono ammalate o hanno avuto manifestazioni cliniche della malattia in questi giorni e che risulta abbiano fatto pranzi di Natale con parenti e amici in gruppi numerosi, con 12, 15 o addirittura fino a 20 persone. Situazioni che stanno emergendo e che ci preoccupano. Capisco il periodo, ma non era questo l’anno in cui nonni, figli e nipoti dovevano ritrovarsi a tavola tutti insieme per le feste».

La circolazione del virus

Uno scenario, considerato anche il Capodanno appena trascorso, che non lascia molti spiragli per una riduzione della curva dei contagi a breve. «Purtroppo la circolazione del virus in Romagna resta molto alta – prosegue la Angelini –. Per valutare quanto la situazione potrà trascinarsi ancora, occorrerà capire quanto il Natale può avere inciso. Se avesse funzionato il passaggio alla zona rossa, con un periodo di latenza di due settimane lo capiremmo. Il tempo ci dirà se dal 23 di dicembre le restrizioni sono state efficaci e soprattutto se le misure sono state rispettate dalla popolazione». Dai numeri di questi giorni (quasi 300 nuovi contagi il primo dell’anno, 228 ieri) sembra proprio di no.

Scuole e vaccini

E il mancato rispetto delle regole mette a rischio non solo la riapertura delle scuole («sull’opportunità di un ritorno o meno in aula non mi pronuncio – spiega la Angelini –. Non mi azzardo a entrare in un campo che non mi compete, certamente le scuole vanno salvaguardate, ma bisogna capire se dal punto di vista epidemiologico ce lo si può permettere»), ma anche di vanificare gli sforzi della campagna vaccinale appena partita.

Ieri sono stati somministrate altre 114 dosi del vaccino anti covid a medici di famiglia e personale ospedaliero, «ma dalla serata dell’1 gennaio è diventata operativa la piattaforma informatica su cui prenotare la vaccinazione. Ora verranno effettuate 360 somministrazioni al giorno e i posti per le prime giornate sono già andati esauriti». Medici e infermieri si sono dunque già messi (virtualmente) in fila in massa per vaccinarsi.

E anche tra gli operatori delle case protette sembra essere scongiurato il pericolo di integralisti “no vax” in camice. Nei giorni scorsi è iniziata simbolicamente la campagna anche in alcune residenze per anziani (a Villa Verde di Milano Marittima, all’Oasi Serena di Viserba di Rimini, alla Meridiana di Cesena e alla Zangheri di Forlì) ma solo nella seconda fase la copertura vaccinale potrà essere estesa su ampia scala anche all’interno di quelle strutture che si sono rivelate il fronte più fragile per diffusione del virus e tasso di mortalità in questa seconda ondata della pandemia. Contesti nei quali comunque l’orientamento che sta emergendo è quello improntato alla vaccinazione. «Non abbiamo ancora stilato elenchi, per ora abbiamo chiesto per ragioni organizzative alle varie strutture di segnalarci il numero di addetti intenzionati a vaccinarsi. Non abbiamo ancora dati certi – conclude la Angelini –, ma la sensazione, alla luce dei dati che ci sono stati comunicati, è che l’adesione sia alta».

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