Dalla metà di dicembre in paese i manifesti funebri vengono affissi uno dopo l’altro in un aggiornamento quotidiano del dolore che rispecchia la drammaticità della situazione. Nomi e volti che si accavallano negli spazi dedicati agli avvisi funerari di Sant’Alberto e delle frazioni vicine, Mandriole, San Romualdo, Savarna. Entrato dall’esterno (in seguito, secondo quanto ricostruito dalle autorità sanitarie, al ricovero ospedaliero di un paziente) alla casa di riposo Zalambani di Sant’Alberto il covid-19 ha infatti provocato una strage: su 64 ospiti, 24 sono infatti deceduti.

Numeri da brivido

Una percentuale che fa rabbrividire e che testimonia una volta di più come in situazioni di fragilità – per età e patologie –, l’infezione sia una condanna senza appello. Lo dicono chiaramente gli indici di mortalità registrati anche in altre strutture per anziani del Ravennate: dalla Boari di Alfonsine (la prima casa protetta colpita in questa seconda ondata pandemica dove a metà novembre risultavano deceduti 14 degenti sulla sessantina di quelli ospitati) alla Pallavicini Baronio di Ravenna, dalla casa delle Suore della Carità di Cervia (dove le vittime sono già una decina) a Santa Teresa e al Fontanone di Faenza. E il numero già alto di lutti a Sant’Alberto rischia purtroppo di non essere definitivo: molti dei 40 degenti, tutti avanti con gli anni, sono positivi al coronavirus così come parecchi operatori, tanto che per fare fronte alla situazione la struttura, gestita dalla cooperativa Sol.co., ha provveduto ad assumere altro personale per garantire l’assistenza ai pazienti.

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