RIMINI. In questo spazio le psicologhe e gli educatori che operano nei Servizi a Bassa Soglia rivolti alle persone con difficoltà di memoria, Centri d’Incontro e Caffè Alzheimer raccontano l’esperienza degli interventi che si stanno realizzando attraverso l’uso di strumenti tecnologici e sistemi di comunicazione a distanza, per mantenere un contatto con le persone e i loro familiari durante l’emergenza per il Coronavirus.
I Centri d’Incontro e Caffè Alzheimer, finanziati dai Piani di Zona Distrettuali in entrambi i Distretti della Provincia di Rimini, sono realizzati da Asp Valloni Marecchia, Associazione Alzheimer Rimini, i Comuni e Ausl della Romagna/Centro per i disturbi cognitivi e demenze (Cdcd) di Rimini – in collaborazione con il Gruppo ricerca interventi psicosociali invecchiamento e demenze (Gripidem), Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna.

Francesca Vaienti*
Vorremmo raccontarvi il primo capitolo di una storia e di un’idea che è iniziata quando tutto il mondo ha cominciato a fermarsi. Ai tempi del Codiv-19. Che strano, no? Quando interrompi la corsa senti il vuoto, fai i conti con la mancanza, eppure è in tale stato “d’emergenza” che nascono le idee, quelle buone e vitali.
Un giorno inaspettato le persone con problemi di memoria non hanno più potuto incontrarsi. Di solito, due giorni a settimana, si trovavano al Centro d’Incontro in via Pascoli, a Rimini, come di consueto lo chiamiamo tra noi. Un luogo pensato per le persone con disturbi cognitivi in fase iniziale e i loro familiari in cui incontrarsi, appunto, esprimere capacità, fare cose insieme attraverso il confronto di figure specializzate (psicologi ed educatori). Quando il mondo ha cominciato a rallentare la sua corsa c’è stato un taglio netto: il centro è stato subito chiuso. È stato allora che abbiamo pensato di rimanere in contatto, nonostante la distanza, e di provare a superarla attraverso mezzi di comunicazione, diciamo la verità, per nulla familiari alle persone anziane, figuriamoci a quelle con demenza… Abbiamo così creato una chat di gruppo per i familiari delle persone che venivano al centro e poi pensato di fare lo stesso per i familiari dei Café Alzheimer, spazi collegati al Cdcd di Rimini (Centro disturbi cognitivi e demenze), pensati insieme al Centro d’Incontro per accompagnare le persone lungo questo percorso.
In questo spazio, virtuale, siamo tornati a incontrarci. Di nuovo.
Inizialmente abbiamo contattato i familiari e le persone con demenza per capire come vivevano e di cosa avessero bisogno. Poi abbiamo pensato di proporre in chat attività simili a quelle che le persone facevano al centro (esercizi di stimolazione cognitiva, conversazione, lettura del giornale, lavoro a maglia, proposte di movimento col metodo Hobart®) Il tutto, però, in un modo nuovo: attraverso video, tutorial e videochiamate, presentate dai volti e dalle voci delle psicologhe e delle altre figure del Centro.
Ci ha colpito molto, e continua a farlo, ciò che è scaturito nelle persone con demenza e nei loro familiari: innanzitutto un profondo senso vitale, un diffuso entusiasmo che ci è sembrato l’espressione di una piccola comunità che voleva mantenere un contatto al di là della distanza, ricordarsi gli uni degli altri e rimanere attaccati alla normalità in un momento che, di normale, non ha proprio nulla. Allo stesso modo, siamo rimasti molto colpiti dalla sorprendente capacità di adattamento delle persone con demenza agli strumenti a distanza, (in particolare alla videochiamata), veramente non pensabile all’inizio. Le persone non solo sembravano a loro agio, ma in certi casi addirittura più comunicative e attente. Ed è stato subito chiaro che anche gli stessi familiari avevano compreso di avere un’altra possibilità, nonostante l’emergenza, per continuare a sostenere i loro cari e le loro capacità. Per questo motivo hanno aderito con un profondo senso di gratitudine («Grazie di cuore per il vostro impegno e disponibilità». «Siete fondamentali per noi». «Ci mancate molto!». «Ecco qua i compiti della mamma… Vi ringrazia come noi familiari vi ringraziamo per non averci lasciati soli. Non pensavo che si potessero vivere queste emozioni… sto cominciando a vedere anche lati positivi. La mamma è consapevole del momento in cui ci troviamo, è proprio lei a farci mille raccomandazioni. Avevamo sottovalutato le sue capacità!»).
Di colpo, ci siamo resi conto di essere testimoni di qualcosa di nuovo che avrebbe profondamente cambiato il nostro modo di operare, anche dopo il Covid-19, e che dovevamo intraprendere questa strada, nuova anche per noi, con coraggio, sensibilità e attenzione. Così siamo partiti…
*psicologa (1-continua)

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