Coronavirus, muore un 92enne a Cotignola

Coronavirus, muore un 92enne a Cotignola

Purtroppo anche la giornata di oggi si chiude con una vittima per Coronavirus. Si tratta di un uomo di 92 anni deceduto al Maria Cecilia di Cotignola. Lo ha reso noto in serata la stessa clinica privata che specificato come l’anziano fosse affetto anche da gravi patologie pregresse. Si tratta del quarto decesso che avviene in provincia di Ravenna per pazienti colpiti da coronavirus. Il 92enne era arrivato a Cotignola dall’ospedale di Parma il 26 febbraio «con diagnosi di ischemia critica dell’arto inferiore sinistro – spiega una nota del Maria Cecilia Hospital – per un trattamento cosiddetto salvavita, quindi immediatamente sottoposto alla procedura di Pta periferica, angioplastica delle arterie degli arti inferiori». La positività alla Covid-19 era stata accertata dieci giorni prima, il 7 marzo. Pur presentando condizioni critiche, il paziente non ha mai necessitato di essere trasferito nel reparto di terapia intensiva. All’esordio della sintomatologia sospetta, l’uomo era stato spostato in area separata dagli altri degenti, e poi isolato per la sicurezza degli altri reparti.

Il 92enne era arrivato a Cotignola dall’ospedale di Parma il 26 febbraio «con diagnosi di ischemia critica dell’arto inferiore sinistro – spiega una nota del Maria Cecilia Hospital – per un trattamento cosiddetto salvavita, quindi immediatamente sottoposto alla procedura di Pta periferica, angioplastica delle arterie degli arti inferiori».

La direzione della clinica ha reso noto anche che oggi, 18 marzo, è  pervenuto l’esito di un tampone effettuato su un altro degente e su un operatore, risultati entrambi positivi. «Sulla base della sintomatologia sospetta, erano state già attivate le procedure di isolamento per il degente e di quarantena domiciliare per l’operatore dal 10 marzo». Salgono quindi a 15 i casi di positività complessivamente nella struttura di Cotignola (11 pazienti e quattro operatori).

Nel pomeriggio la morte del paziente era stata prima annunciata dall’Ausl e poi smentita dalla stessa azienda sanitaria locale romagnola.

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