Coronavirus, lavoratori costretti a stare a casa: ferie “bruciate” o giorni senza stipendio?

RAVENNA. «Sia chiaro, non è proprio il caso di creare allarmismi. La mia impressione però è che la gestione di questa emergenza sanitaria non si risolverà in pochi giorni ancora, ma richiederà ancora qualche settimana. Forse mesi. Quindi bisogna organizzarsi per tutelare imprese e lavoratori».
Il riferimento della Funzione pubblica della Cgil, Alberto Mazzoni, parla con grande concretezza. Perché nel mondo della scuola e della cultura ci sono migliaia di lavoratori forzatamente a casa, non per colpa loro. Per qualcuno, quelli dipendenti del pubblico, c’è il timore di vedersi decurtate ferie o giornate di riposo. Per altri, cioè per educatori e operatori culturali, la preoccupazione è persino più seria: vedersi decurtato il proprio stipendio, o perdere per un periodo il proprio lavoro.

Pensa a loro Mazzoni quando spiega che «quando si è ingenerata questa situazione, domenica, ci siamo subito mossi per cercare di prevedere le evoluzioni, certamente non positive, per i lavoratori e abbiamo scritto a tutti: Comune, cooperative, RavennAntica e realtà coinvolte dai servizi scolastici e museali. Obiettivo: trovare una soluzione, assieme».
Una risposta concreta però potrà giungere solamente con una risoluzione positiva dei confronti che si stanno tenendo in sede ministeriale fra sindacati e governo: «La proposta delle parti sociali, su cui ci auguriamo si possa convergere – spiega ancora il segretario della Fp Cgil provinciale – è quella di mettere in campo degli ammortizzatori sociali in deroga e di seguire la stessa prassi che fu adottata per il terremoto dell’Emilia. In quella fase il sostegno economico fu inserito immediatamente, al posto dello stipendio».
Secondo Mazzoni infatti è il caso di agire con sollecitudine: «Non possiamo lasciare nell’incertezza una così vasta platea di lavoratori: al di fuori del pubblico ma a sostegno di servizi alla cittadinanza nel settore educativo e museale sono almeno 600 gli addetti nel Ravennate».

E ovviamente dovrà giungere anche «un chiarimento sulla posizione dei lavoratori che sono costretti a stare a casa e che non possono essere per questo indotti a mettere a disposizione giornate di ferie o di riposo».
A livello locale invece il confronto è importante per prevenire ogni rischio sanitario per quei lavoratori che, nel settore pubblico, rimangono a contatto con l’utenza: «Abbiamo attivato tutti i referenti sindacali preposti alla sicurezza e alla valutazione del rischio sanitario – sottolinea ancora Mazzoni -. Vanno ovviamente garantiti i servizi ed è anche giusto ascoltare i pareri autorevoli dei medici che stanno facendo notare che il Covid19 ha una pericolosità relativa, dove invece è più seria la situazione di quando si ingenera la polmonite da Covid19. Ma al di là di questo, vanno attivate tutte le cautele per la salute dei lavoratori e dei cittadini. Se un ambiente va igienizzato, vanno stabilite tempistiche e modalità. Se si devono adottare protocolli per cui un lavoratore debba essere provvisto di prodotti disinfettanti, questo va previsto».

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