Coronavirus, l’Ausl: “Chi è contagiato non stia con i familiari”

FORLI’. «Le misure di distanziamento sociale hanno avuto l’effetto sperato, la circolazione del nuovo coronavirus è stata limitata, ma non si è certo azzerata, anzi in questo momento assistiamo a una trasmissione importante dentro le “comunità chiuse” che sono sì le case di riposo, ma anche i nuclei familiari. Per questo abbiamo rivisto il nostro orientamento: adesso per proteggere le persone ancora non contagiate suggeriamo sin dall’inizio l’allontanamento da casa e l’inserimento in strutture extradomiciliari, di chi risulta positivo al tampone di controllo». È una svolta importante quella annunciata dalla direttrice del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ausl, Raffaella Angelini.

Il problema
Il riscontro degli ultimi giorni, infatti, parla proprio di questa problematica. Se escludiamo i contagi interni alle residenze assistite per anziani, qual è l’origine delle altre infezioni? In massima parte sono i contatti stretti di chi, con sintomi lievi o assenti, è in quarantena tra le mura domestiche, ossia i familiari che anche a distanza di giorni possono contrarre il Covid-19. «Inizialmente abbiamo inserito in strutture convenzionate con l’Ausl chi non aveva, a casa, le condizioni idonee dal punto di vista degli ambienti fisici o della presenza di familiari fragili o immunodepressi, ma si può essere contagiosi anche 48 ore prima dell’insorgere dei sintomi e il virus può persistere diverse settimane rendendo progressivamente meno efficace la misura di isolamento col passare del tempo – spiega Angelini – Per proteggere maggiormente chi convive con la persona positiva, riducendo i tempi di esposizione, spingiamo quindi sull’utilizzo di alloggi e alberghi in cui tenere isolate in tutto e per tutto i contagiati».

Altre strutture
Per ora a Forlì si sfrutta già il Paradise Airport, ma Comune e Ausl stanno setacciando il territorio alla ricerca di altri hotel da adibire allo scopo. «Da me c’è ancora posto perché nelle camere singole che per sei mesi ho messo a disposizione, ho 11 ospiti uno dei quali appena giunto – spiega il titolare Daniele Casadio –. Sono mentalmente pronto ad accoglierne altri, me lo aspetto e ho in tutto 40 camere singole, con servizi e accessi diretti, in cui alloggiarli. Però l’esperienza mi porta a dire che non tutti gli hotel del territorio sono adatti a questa funzione».

Le caratteristiche
Casadio entra nello specifico. «Se ci sono ingressi e corridoi comuni, ad esempio, la situazione non è idonea. Non dovrebbe esserci neppure un terrazzino e queste persone vanno, poi, controllate. Insomma, c’è un preciso protocollo e l’ambiente, oltre ad essere confortevole, deve essere sicuro».

Falsi negativi
Resta l’impressione che con il nuovo orientamento della Sanità Pubblica, altre strutture si renderanno presto necessarie. «Anche perché la persistenza nell’orofaringe del virus, pur molto variabile da caso a caso, è tale che i tempi di negativizzazione siano anche molto lunghi – spiega la dottoressa Angelini – e il tampone può anche dare dei “falsi negativi”, per questo va fatto con le giuste modalità. Ha una sensibilità del 75 per cento, si può essere infettati ed essere negativi per bassa carica virale, ma il Covid-19 è comunque presente ed è altamente contagioso come la situazione delle case di riposo sta dimostrando».

La richiesta
Per queste ragioni, la dirigente lancia un appello accorato. «Stiamo molto attenti a parlare di “Fase-2” e di riaperture. Se le avviamo troppo presto senza organizzarle in modalità ben diverse da prima, rischiamo di vanificare tutto lo sforzo fatto nella “Fase-1”. Il nostro incendio è stato solo parzialmente domato».

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