Coronavirus, Forlì: i locali della movida si preparano a riaprire

Nella realtà di tutti i giorni e non nei libri fantasy, esiste una “terra di mezzo”. Quella che non è “solo” servizio bar e non è “solo” servizio di ristorazione. È tutte e due le cose assieme con l’aggiunta di un ingrediente in più: lo stare in compagnia chiacchierando davanti a una birra, un bicchiere di vino od un cocktail. È la Forlì dei pub, quella che vive di notte, casomai proprio dopo una cena al ristorante. La Forlì della cosiddetta “movida” che si è ibernata per oltre due mesi e che fremeva in attesa delle linee guida regionali che le spiegassero come avrebbe dovuto organizzarsi per ripartire anch’essa da lunedì. Ben sapendo di essere qualcosa di equiparabile solo in parte a un bar o ad un ristorante. Di essere qualcosa di diverso a cui, a ben guardare, le regole dettate ieri sera dalla Regione non hanno pienamente risposto.


«Limitiamo i danni»
Pochi i vincoli. Meglio per i gestori? Peggio perché equivale a maggiore discrezionalità? «È un po’ la montagna che partorisce il topolino – afferma Gian Luca Bosi dell’X-Ray – ma comunque noi lunedì riapriamo e probabilmente continueremo fino a tutto luglio: non per guadagnare, sia chiaro, ma per ripianare le perdite. Ci sono aspetti, comunque, che non vengono trattati e che restano importanti, come la responsabilità nel caso clienti o dipendenti si contagino. Come può ricadere in toto sul gestore?».
Domande che, in effetti, restano aperte. All’atto pratico X-Ray che unisce ristorazione a “pub classico”, non potrà sino a tempo imprecisato sfruttare un suo valore aggiunto come lo spettacolo live.
«Faremo il possibile con l’incognita di quanta gente avrà nell’immediato voglia di uscire. Ci stiamo attrezzando sanificando tutto il locale e saremo pronti anche se non potremo fare tavolate. Sfrutteremo anche l’esterno. L’importante – continua Bosi -, dopo avere visto le direttive, è che ci sia un atteggiamento responsabile da parte di tutti: gestori e controllori».


L’appello
La pensa allo stesso modo Luca Gardelli del Jump Cafè. «Lunedì apriremo e sono certo che riusciremo ad adeguarci alle direttive, creando ampi corridoi interni per i percorsi di accesso e uscita e sfruttando piazza Morgagni dove potremo fare sedere una ventina di persone oltre alla settantina dell’interno. Vogliamo lavorare, ma l’importante è che ci siano le condizioni e non si dia l’immagine che entrare al pub sia come farlo in un ospedale: i controlli avvengano, ma con l’intento di aiutarci a lavorare meglio». Gardelli, poi, lancia un appello al Comune: «In questa fase particolare la gente può consumare anche all’aperto, si riveda l’ordinanza sul consumo di alcolici, almeno in contenitori non di vetro. Sicurezza sì, ma non c’è nulla di male a bere una birra anche in piedi in piazza».


In attesa
Non tutti, però, riapriranno subito. Il Diagonal Loft Club e la sua ampia terrazza all’aperto, saranno chiusi ancora fino a fine maggio. «Abbiamo deciso di aspettare l’inizio di giugno approfittandone per rinfrescare il locale dalla testa ai piedi – spiega Tiziano Del Gobbo -. Purtroppo sino a ieri mancavano disposizioni su come organizzarsi e non è prescritto nulla sugli orari. La intendo come assenza di vincoli più restrittivi che, ci fossero stati, ci avrebbero indotto a tenere aperto solo di giorno».
La voglia di tornare in pista c’è, ma non mancano i timori. «Ci crederemo sempre, abbiamo 25 anni di storia, siamo il locale più longevo di Forlì e il Diagonal non può morire, ma davanti abbiamo un salto nel buio. Purtroppo non potremo organizzare appuntamenti culturali e musicali e difficilmente potremo dare subito lavoro alle 6 persone che affiancavano noi soci (4 in tutto ndr.), ma a provocare un senso di dolore è anche il fatto che una ripresa su queste basi annulla l’interazione, la coesione, l’intimità del rapporto personale tra gestori e clienti che è l’essenza stessa di un locale».

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