Coronavirus, l’ora delle denunce

Coronavirus, l'ora delle denunce

Controlli e denunce. O cambiamo registro o la situazione precipita. L’autoregolamentazione non paga. Il problema Coronavirus oggi non è più l’allarmismo ma la non percezione di allarme che ha infettato da tempo gran parte degli italiani. L’infezione più grave è quella che fa ragionare le persone come se gli altri non esistessero. È quella che colpisce le persone che non sono in grado di comprendere quando una notizia è falsa e quando è vera. È quella che ancora oggi fa dire ad alcune persone che questa è una semplice influenza.

Strano ma vero… Molti italiani credono più facilmente a una notizia falsa che parla di complotti (diffusa da anonimi o non addetti ai lavori) che a una commissione di scienziati (che ci mettono la faccia) che parla di un vero e proprio allarme, che bisogna limitare gli incontri, che il nostro sistema sanitario sta scoppiando.

Sì, è vero, l’economia è importante. Ma al di là del fatto che per molti viene prima la salute, la stessa economia, in un paese che ormai viene visto come l’untore del mondo, rischia di morire. La prova viene data dalla stessa Cina che in materia sanitaria sembrerebbe meno attenta dell’Italia. Le restrizioni messe in atto a Wuhan e dintorni (e non per caso pubblicizzate in tutto il mondo) sono decisamente più forti di quelle prese in Italia e che ci ostiniamo a non rispettare. Ragazzi, per non rinunciare a un aperitivo stasera rischiamo di privarcene per molto tempo! Lo sappiamo? Lo sappiamo che se tutti noi avessimo rispettato i consigli che ci sono stati dati, forse non avremmo avuto gli ulteriori divieti di questi giorni. Di chi è la colpa?

Non dite che è dei giornalisti! In un paese democratico fanno il loro lavoro. Le fughe di notizie dipendono dal Governo, dalle Regioni, da chi siede ai tavoli in cui si prendono le decisioni. Ma poi, da chi vorremmo essere informati? Da chi racconta frottole senza sapere nemmeno di cosa parla? Da chi insulta persone che da una vita studiano i virus? I giornalisti rispondono di quello che scrivono davanti alla legge e davanti al loro ordine professionale. Gli spacciatori di fake news, i “capiscioni” da tastiera, i “so tutto” un tanto al chilo sono impuniti perché hanno meno obblighi e spesso non sono nemmeno rintracciabili.

Che lo vogliamo o no, oggi viviamo in una realtà globale. Dipendiamo dal grado di fiducia che raccogliamo nel mondo. Dimostrare di essere impotenti di fronte all’epidemia può fare molto male anche economicamente. La Cina questa fase sembra averla già superata. L’Italia rischia di restare col cerino in mano. “La storia siamo noi”, cantava in una bella canzone Francesco De Gregori, come ha ricordato anche in un intervento di pochi giorni fa sul Corriere Romagna Sergio Pizzolante. Non dobbiamo dimenticarcene. La storia siamo noi e quel che succede dipende da noi. Facciamo in modo di meritarci questo privilegio prima di perderlo…

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