Coronavirus, dall’Ausl Romagna 100 infermieri nelle case di riposo

La pandemia è costata all’Ausl Romagna, solo per quanto riguarda le nuove assunzioni, oltre 43 milioni di euro: un incremento del 5,2% rispetto al previsto. In questi giorni l’azienda sanitaria romagnola sta predisponendo il piano del personale per i prossimi anni, dopo che il covid ha sostanzialmente sconquassato le previsioni messe a tavolino soltanto 12 mesi fa. Un dato per tutti: la graduatoria per l’assunzione di infermieri a tempo indeterminato, uscita nella primavera 2019, è già stata esaurita ed è in programma per i prossimi mesi un nuovo concorso.

Per il prossimo anno la programmazione si annuncia difficile: la seconda ondata è in corso, per febbraio e marzo non c’è certezza sui fabbisogni. Di certo l’Ausl ha intenzione di andare a coprire quello che è stato individuato come un punto debole sul fronte della lotta al virus: le case di riposo. Il fenomeno pandemico «ha reso necessario un’azione altamente integrata» con le strutture sul territorio. In altre parole, l’Ausl ha dovuto rafforzare la sorveglianza sanitaria sulle residenze per anziani, inviando quando necessario infermieri per coprire le carenze causate dalle positività del personale nelle Rsa. «Tali strutture tuttora versano in condizione di forte criticità», osserva l’Ausl, per quanto riguarda il personale e in particolare quello infermieristico. Così è stato avviato un progetto sperimentale che dovrebbe portare circa cento infermieri dell’azienda sanitaria ad operare anche nelle case di riposo accreditati. Il tutto a fronte di un’integrazione salariale. Il tema è molto sentito a Ravenna perché la seconda ondata ha visto numerosi infermieri della sanità pubblica dirottati, pur se su base volontaria, verso le case famiglia in difficoltà.

La programmazione futura

Più in generale la programmazione dei prossimi anni sarà rimodulata privilegiando quelle che vengono definite “aree di intervento integrate” ovvero ospedale, territorio e prevenzione. Il tutto considerando che il Covid 19 ha fatto disastri anche per quanto riguarda lo stesso personale sanitario: al 31 agosto scorso, quindi considerando solo la prima fase dell’emergenza, i sanitari contagiati erano 581 (il 3,57% del totale) per una somma di giornate di malattia o quarantena accumulate pari a 26.886 che lievitano però a 32.958 se si considerano altre assenze legate in qualche modo al virus, come la necessità di accudire o proteggere un familiare.

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