Coronavirus, Cesena: «Scuola paritaria chiusa ma chiedono la retta»

CESENA. Al nido privato paritario, chiuso per la crisi sanitaria, continuano a chiedere le rette. «Anche se da marzo nessuno ha messo più piede a scuola, la Fondazione che gestisce continua a chiedere il pagamento delle rette scolastiche; questo nonostante le maestre siano in cassa integrazione, il comune di Cesena abbia pagato in questi giorni 5 mensilità di stipendio parziale, ossia la parte mancante per avere il 100% dello stipendio, e la regione abbia stanziato soldi».
La protesta garbata ma decisa, arriva dalla mamma di una bambina che frequenta l’istituto in questione.
«Mia figlia frequenta un nido privato paritario a Cesena, che come tutte le scuole è stato chiuso con l’arrivo del virus a fine febbraio. Qui anche la Diocesi si è premurata di aiutare la scuola, versando 50 euro a bambino che frequenta la materna (circa 80 bambini). A questo punto mi chiedo, è giusto chiedere il pagamento delle rette, anche in forma ridotta, avendo accesso ad aiuti statali, comunali ed altro? E’ giusto prendere i soldi più volte?»
Facendo i “conti della serva”, l’impressione è che si muovano comunque un bel po’ di soldi. Anche sulle spalle delle famiglie che si vuole far finta di tutelare “abbassando la retta”
A marzo dalla Diocesi sono arrivati 50 euro a bambino (totale 4.000 euro). Retta scuola materna 50 euro x 80 bambini= 4000 euro; retta nido 150 euro x 10 bambini = 1500 euro
«Totale 9500 euro al mese da spendere in non si sa cosa, avendo le maestre in cassa integrazione al 100% grazie al Comune, e scuola chiusa, quindi luce spenta, gas spento, acqua spenta. A bambini che frequentano il nido, sono state chieste 150 euro perché è la cifra minima per aver accesso al contributo Inps (bonus nido), che ci viene ripetutamente ricordato di chiedere. In ogni mail che riceviamo ci ricordano di chiedere il bonus nido, per rientrare di 136.37 euro al mese (valore mensile del bonus). Se 150 euro fossero state chieste in maniera forfettaria/ simbolica, come viene indicato nelle mail che la segreteria ci ha mandato, i bambini del nido e della materna avrebbero versato la stessa quota, invece no… In questo modo costringono le famiglie a chiedere il bonus nido, che per altro non tutti posso chiedere, utilizzando soldi pubblici che si potrebbero dirottare verso altre realtà».
Assomiglia un po’ quando un autista disonesto viene tamponato, ha poco danno ma ne approfitti per sistemare tutte le botte alla carrozzeria… Solo perché paga l’assicurazione.
«Facendo paragoni con altre situazioni mi chiedo: se la mensa in cui mi reco tutti i giorni a pranzo smette di erogare questo servizio cosa succede? Pago ugualmente o non pago perché non è stato erogato il servizio? Se il mio operatore telefonico smette di erogare il servizio, è lecito che io non voglia pagare l’abbonamento?
Perché per i servizi “superflui” di cui sopra la risposta pare ovvia, mentre per un servizio fondamentale come la scuola si trovano mille scuse? Purtroppo a Cesena questa situazione non riguarda solo la nostra scuola privata/paritaria, ci sono anche altre scuole che si trovano con questo problema».
Lecito ipotizzare che la cosa sia spesso taciuta perché il ciclo scolastico dei bambini sarà nella stessa scuola anche per gli anni a venire. Quindi, per non rischiare “problemi” si tace.
Per ora quasi nessuna famiglia ha pagato, ma stanno arrivando le mail di sollecito, con la velata “minaccia” che senza il pagamento delle rette la scuola il prossimo anno possa non aprire. «Anche se il 98% dei bambini ha già confermato l’iscrizione e pagato la pre iscrizione».

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