Coronavirus a Rimini: morta in casa di riposo, aperta l’inchiesta

La procura della Repubblica di Rimini ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo dopo l’esposto presentato dalle figlie di una donna riminese di 79 anni, morta dopo aver contratto il coronavirus il 29 marzo scorso all’interno della residenza per anziani Valloni (struttura 2, di via di Mezzo, gestita da una cooperativa). Si tratta di un atto dovuto: la circostanziata richiesta dei familiari, formulata attraverso gli avvocati Gian Luca Brugioni e Matteo Zucconi, alle prese con molti punti interrogativi, merita il tentativo di cercare delle risposte. Controlli e indagini sulle Residenze per anziani, strutture individuate via via nel tempo come focolai di contagi e vittime, tengono banco un po’ in tutta Italia e le segnalazioni si erano moltiplicate nelle ultime settimane senza però approdare formalmente sulla scrivania di un magistrato.
Per adesso il fascicolo è nelle mani del procuratore capo Elisabetta Melotti: nell’inchiesta però, sarà coinvolto anche un sostituto procuratore che avrà poi il compito di seguire più da vicino l’inchiesta. L’indagine è sì contro ignoti, ma con un’ipotesi di reato ben precisa e quindi non solo meramente conoscitiva.
A occuparsi del caso saranno i carabinieri per la tutela della salute e cioè il reparto bolognese dei Nas (guidato dal colonnello Umberto Geri). Fino a ieri non avevano ancora proceduto all’acquisizione delle cartelle cliniche o di qualsiasi altra documentazione medica, ma è da tempo che i militari hanno puntato un riflettore su quanto è accaduto all’interno di alcune residenze per anziani della provincia di Rimini.
Una strage silenziosa che, al di là di eventuali negligenze o responsabilità penali ancora tutte da dimostrare, non è confinata alla sola struttura indicata nell’esposto, ma sta caratterizzando anche la realtà di altre case di riposo del circondario. Notizie di altri contagi sono rimbalzate durante lunghi giorni di incertezza e polemiche sul numero di decessi da Covid-19 prima che qualcuno si decidesse a fare chiarezza sul reale tasso di mortalità tra gli ospiti delle residenze per anziani. E mentre il caso esplodeva in Lombardia e in altre zone d’Italia, in Romagna il problema restava nascosto sotto la sabbia.
Di certo non si è risolto a parole, né con i numeri ufficiali: segnalazioni riguardo al decesso di nuovi ospiti continuano ad arrivare e non sempre è chiaro se siano vittime del virus oppure delle patologie pregresse. Solo per fare un esempio, soltanto in una casa di riposo di Cattolica ci sono stati tre morti negli ultimi giorni. Non è escluso che la notizia dell’apertura dell’inchiesta, sulla base dell’unico esposto arrivato all’attenzione della procura, induca altri familiari a farsi avanti per raccontare l’esperienza che li riguarda. Uno dei nodi da chiarire, legato all’alto numero di decessi, è tra l’altro quello relativo al presunto ritardo nell’adozione dei dispositivi di protezione, denunciato anche dalle associazioni dei medici. Dall’altro canto i responsabili delle strutture più sotto osservazione hanno sempre spiegato di avere seguito i protocolli indicati dalle autorità sanitarie.

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