Coronavirus a Rimini, il dramma degli operatori del Valloni

Siamo stati travolti dal coronavirus, abbiamo chiuso tutto, ma non è bastato. Gli anziani sono morti lontano dai familiari. Siamo stati accusati di non avere fatto abbastanza, quando in certi momenti si faceva fatica anche a trovare le mascherine. È il senso di una lettera scritta dagli operatori dell’Asp Valloni, parole (dolorose) con cui ringraziare i tanti che in questi mesi hanno teso una mano.

Il dramma da dentro
«La pandemia ha travolto tutti». Inizia così una lunga e appassionata lettera con la quale l’Asp Valloni Marecchia vuole ringraziare i tanti che in questi mesi sono stati vicini alla casa di riposo, così duramente colpita dal coronavirus. «All’improvviso – scrivono gli operatori – la vita in struttura è cambiata radicalmente. È stato chiuso l’accesso ai familiari, sono state sospese le attività aggregative. Purtroppo queste misure non ci hanno protetto dal virus».
Un focolaio in una delle due strutture di via di Mezzo ha generato «molti contagi» fra anziani e operatori. «È stato tutto molto veloce, tanto da non poter neppure accompagnare le persone al fine vita, permettendo quella vicinanza con il familiare che fino al Covid curavamo con tanta attenzione».
Contagio ed emergenza non hanno risparmiato gli operatori. «Per noi non c’è stata tregua. Turni lunghissimi, saltando riposi e festività. Abbiamo vissuto la paura, il senso di solitudine, il peso enorme dalla responsabilità che nasce dal fare tutto il possibile per salvare quante più vite, il senso di incertezza, perché ogni scelta avrebbe avuto una ricaduta importante, la rabbia e disperazione per la difficoltà estrema a trovare i presidi di protezione per le persone e per gli operatori, la frustrazione di non potere fare di più, il dolore arrivato come una lama sottile, di sentirsi accusati di non avere fatto abbastanza, la perdita del sonno e la difficoltà a mantenere la lucidità necessaria». Così «mentre qualcuno colpiva con le parole accusatorie, tanti ci hanno teso la mano e fatto sentire una vicinanza e un sostegno che ci hanno aiutato ad andare avanti», anche se «sappiamo che non è finita e neppure quando finirà».

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