Coronavirus a Cesena: «Per lo sport servono ristori entro un mese»

Cesena

Nonostante il momento drammatico che sta vivendo il mondo legato alla pratica sportiva, «il Covid almeno sta facendo scoprire alla politica che esiste anche lo sport in tutte le sue sfaccettature». Si sforza di guardare il bicchiere mezzo vuoto Davide Ceccaroni, ex capogruppo Pd, oggi direttore Uisp Forlì-Cesena e vicesegretario comunale del partito. «Mai come in questo periodo la politica tutta sembra essersi accorta di quanto sia sfaccettata l’attività sportiva e di quanto questa sia importante».

Socialità, salute, lavoro

Sono tre, secondo Ceccaroni, «i filoni principali» da tenere a mente quando si parla delle attività sportive. «Il primo è che l’attività sportiva, dopo famiglia e scuola, è la terza agenzia formativa del Paese. Il secondo elemento da non dimenticare è quanto lo sport sia diventato importante per la salute psicofisica delle persone, al punto da poterne considerare la pratica un diritto acquisito. Il terzo aspetto, quello di cui nessuno sembrava essersi accorto fino a qualche mese fa, è che l’attività sportiva produce lavoro. Nel momento in cui è stato riconosciuto il contributo di 600 euro per gli operatori sportivi fermi a causa del lockdown, la sola Uisp a livello nazionale ha certificato quasi 1 milione di operatori sportivi».

Ferita aperta

Il nuovo fermo imposto a palestre, piscine e in generale alle attività sportive riapre una ferita che ancora faticava a rimarginarsi. Nonostante la promessa di indennizzi, ora il timore è che una conoscenza parziale di quel mondo dia vita a provvedimenti parziali e inefficaci per garantire la sopravvivenza di un settore che è spesso anche fondamentale «presidio sociale, luogo di reale integrazione sociale». La speranza di Ceccaroni è che il Governo affidi la gestione degli indennizzi a Regioni e Comuni.

Il ruolo del Comune

Ceccaroni chiede di più anche all’amministrazione di Cesena. «Il Comune ha preso decisioni importanti ma non esaustive. Nella variazione di bilancio ha deciso, ad esempio, di cancellare l’affitto delle palestre comunali per le chi fa attività rivolte agli under 18. Ma queste rappresentano a mala pena il 30% delle realtà sportive attive a Cesena. Quante sono quelle che usano impianti non comunali? Queste realtà, che sono la maggioranza, sono completamente scoperte». All’amministrazione suggerisce dunque di «avviare subito un approfondimento conoscitivo per capire quante sono le realtà che non hanno rapporti diretti con il Comune e hanno affitti che non riusciranno a pagare, per capire come aiutarli».

L’appello

Salvo interventi urgenti e adeguati - è l'appello rivolto da Ceccaroni alla politica a tutti i livelli - «molte palestre e piscine chiuderanno definitivamente. Abbiamo un mese per ristorare queste attività, che producono lavoro reale. Una realtà locale come “Around”, che conosco perché sono tra i fondatori, fa 200 buste paga tutti i mesi». Infine, una precisazione: «Non siamo contro qualcosa o qualcuno, ma non sappiamo più dove sbattere la testa».

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