CESENA. La capacità dell’Ausl di rintracciare tutte le persone venute a contato con malati di coronavirus ha stanato due nuovi positivi al Covid-19 catalogati nella giornata di ieri.
Il “contact tracing” è riuscito ad inserire dopo avergli nell’elenco dei nuovi malati “dato la caccia” due uomini: uno di Cesena ed uno sottoposto a tampone a Cesena ma proveniente da una residenza fuori provincia. Si tratta di persone asintomatiche ma che ora dovranno stare in isolamento fiduciario per non ammalarne altre.
Ieri i nuovi contagi (6) nell’area forlivese hanno fatto sfondare il tetto dei 1.820 casi. Con la “settimana rosa” dietro l’angolo e le manifestazioni classiche dell’estate che stanno ricominciando ad essere preparate e svolte, c’è da stare in guardia su potenziali rilanci di contagio in un futuro in cui il virus potrebbe tornare ad avere più terreni fertili.
Libro benefico
Intanto è stato appena pubblicato un libro di poesie e racconti il cui ricavato sarà devoluto ai reparti dell’ospedale Bufalini impegnati nella lotta al Covid-19. Proprio questo è stato il motivo principale che ha ispirato l’editore “Inedit” a investire e gli autori a descrivere le sensazioni scaturite dai momenti della vita quotidiana nel periodo della chiusura totale di quasi tutte le attività umane e del divieto di uscire. Il volume si intitola “Momenti sospesi”. Gli autori che hanno contribuito alla sua nascita coi loro scritti sono Mario Amici, Loris Babbini, Tommaso Balbi, Beatrice Balzani, Germana Borgini, Laura Brunelli, Denis Campitelli, Daniele Casadei, Laura Donini, Lidiana Fabbri, Tonina Facciani, Andrea Farabegoli, Francesco Gabellini, Antonio Gasperini, Omero Giorgi, Francesco Gobbi, Fadiola Golloberta, Gianfranco Miro Gori, Manuela Gori, Giorgio Magnani, Maurizio Maraldi, Loris Martelli, Stefano Mini, Paolo Miserocchi, Fabio Molari, Lisa Montevecchi, Vincenzo Morrone, Costanza Neri, Angelo Papi, Pietro Paris, Walter Valeri, Claudio Venturelli e Gilberto Vergoni.

Quattro dei 37 autori impegnati nel testo


«Una mattina – racconta Claudio Venturelli, che è stato il motore dell’iniziativa, nonché curatore del volume (in vendita a 10 euro) con Manuela Gori – mentre ero immerso nei pensieri che da giorni mi tormentavano, ho chiamato l’editore proponendogli una raccolta di poesie, testimonianza futura di quello che nel mondo intero stava procurando tanto dolore e preoccupazione, da inserire nella collana “Tratti d’inchiostro”. L’obiettivo del progetto era innanzitutto quello di donare il ricavato del libro a favore di chi in quel momento ne aveva più bisogno. La sua risposta è stata subito affermativa, e così, insieme a Manuela Gori, abbiamo iniziato a contattare poeti e autori che pensavamo potessero aderire. La maggior parte di loro ha accolto l’invito con entusiasmo, altri hanno detto che non se la sentivano, non riuscivano ad avere ispirazioni per scrivere. Al termine indicato per la consegna dei lavori, avevano risposto in 45, con sguardi diversi, poesie o racconti molto belli. Per fare una selezione è stato necessario leggere e rileggere le opere ricevute e a malincuore destinare a progetti futuri alcune di esse. Il libro, che alla fine contiene contributi di 37 autori, è illustrato da mia figlia Gaia, che frequenta il terzo anno dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Anche lei si è proposta autonomamente a dare il suo contributo e confortata da un suo professore che ha apprezzato il progetto da questa esperienza ricaverà la sua tesi di laurea. D’altronde, in questa fase, i ragazzi si sono dimostrati molto più maturi di quanto non si potesse immaginare».
Infine, le dediche: «A tutti gli operatori sanitari che hanno affrontato momenti difficilissimi per tener testa a un virus sconosciuto che ha fatto tremare tutti. Ma anche a tutti i lavoratori che hanno contribuito indirettamente a rendere più vivibile questo tempo sospeso. Poi gli operatori della filiera alimentare, della protezione civile, dei servizi di pulizia, smaltimento rifiuti, dei trasporti e di tutti quelli che hanno continuato a lavorare. Un pensiero particolare va a coloro che, al contrario, hanno perso il lavoro. Vuole inoltre essere un ricordo per chi ha vissuto sulla propria pelle il dramma del virus perché ammalati o per la perdita di persone care».

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