Coronavirus, 28enne del cesenate a Shanghai: «Mi auguro che riescano a trovare presto un vaccino»

CESENA. Ex studentessa del righi, Sofia Canali, classe 1991, originaria di Piavola di Mercato Saraceno, è una dei tanti italiani che lavorano e vivono a Shanghai e che in questi giorni è alle prese con le incertezze e le preoccupazioni dovute alla gestione del nuovo coronavirus. Dopo gli studi universitari prima a Treviso (mediazione linguistica a Ca’ Foscari) e poi a Londra (marketing alla Soas) da 4 anni vive a Shanghai e da 2 lavora per Ctrip, una delle agenzie di viaggio online leader a livello mondiale, per cui segue il mercato italiano. Nei giorni scorsi, approfittando delle festività del capodanno cinese, si trovava nelle Filippine e ora sta facendo rientro in Italia in attesa di capire quando potrà tornare a Shanghai. Quella che racconta è una situazione sotto controllo per quanto complessa e quello che più la spaventa non è tanto il virus, ma gli eccessi d’allarmismo e i racconti di episodi di razzismo che le arrivano dall’Italia.

L’inizio dell’emergenza

«A Shanghai – racconta Sofia Canali – la situazione è diventata piuttosto seria durante la settimana prima del capodanno cinese, quella del 20 gennaio. Tutti abbiamo iniziato a indossare la mascherina fuori casa, ufficio compreso. In azienda hanno adottato misure di sicurezza straordinarie: l’obbligo di indossare mascherine, disinfettavano maniglie e tasti dell’ascensore, hanno allestito zone in cui potersi misurare la febbre e in generale hanno mantenuto una comunicazione costante con i dipendenti sulle norme di prevenzione da adottare e sullo sviluppo della situazione. La mia azienda è molto grande, in ufficio a Shanghai ci sono circa 12.000 persone». Quella è stata anche la settimana del primo caso di contagio a Shanghai e della scelta di mettere in stato di blocco la città di Wuhan.

Il ruolo di WeChat

«Il 24 gennaio è iniziato il capodanno cinese e sono andata in vacanza nelle Filippine. Da qui, con gli altri, siamo sempre stati in contatto sia con parenti e amici dall’Italia sia con amici rimasti a Shanghai». Un ruolo fondamentale nella gestione dell’emergenza lo stanno giocando social network e chat di gruppo, in particolare WeChat, una sorta di Whatsapp molto diffuso in Cina. «Su WeChat la diffusione di notizie è facilitata dalle varie chat di gruppo, non appena viene rilasciata una comunicazione ufficiale (sia dal governo cinese che estera) raggiunge tutti in pochi minuti. Anche il consolato italiano usa il suo account ufficiale su WeChat».

L’assistenza ai turisti

Il rientro in ufficio per lei, al momento, è previsto per il 10 febbraio: «Il governo cinese ha esteso le vacanze per il capodanno cinese fino al 2 febbraio incluso, alcuni governi locali le hanno allungate fino al 9 febbraio. La mia azienda ci ha chiesto di lavorare da casa dal 3 al 9 febbraio». Quella creata dal coronavirus è una situazione delicata e complessa anche sotto il profilo professionale: «Essendo la più grande piattaforma di online booking, come Ctrip abbiamo lanciato un programma per offrire gratuitamente cancellazioni di voli e hotel a quei clienti che non desiderano più viaggiare, con l’aiuto anche dei nostri hotel partner e delle compagnie aeree. Tante grandi aziende cinesi stanno offrendo il loro supporto, chi con fondi, chi con donazioni di materiale medico e mascherine, chi con cancellazioni gratuite. Io sarei tornata a Shanghai e avrei lavorato da casa. Alla fine ho deciso di non farlo perché sarei stata sola (il mio ragazzo e tanti amici hanno lasciato il paese) e con le compagnie aeree che stanno sospendendo i voli per il calo di domanda forse sarebbe stato difficile in un secondo momento lasciare il paese. Lavorerò da casa in Italia per almeno un paio di settimane, poi valuterò quando rientrare».

Situazione sotto controllo

Tra gli amici c’è anche chi si trova a Shanghai: «ci raccontano che la gente esce poco, limitando i contatti il più possibile. C’è da dire che le città durante il capodanno cinese sono sempre vuote, la differenza vera si vedrà quando la gente potrà rientrare in città. Le mascherine sono sold out ovunque, ci sono lunghe file per prenderle in farmacia, la mia azienda le ha ordinate dall’America per i dipendenti e so che Alibaba (un colosso dell’e-commerce, ndr) ne ha acquistate a milioni da una ditta indiana per donarle agli ospedali e ai suoi dipendenti. Molti ristoranti hanno deciso di chiudere momentaneamente il servizio in loco mantenendo solo quello delle consegne, i supermercati online lasciano le consegne fuori casa, evitando il contatto con il cliente, per prevenzione. I miei amici a Shanghai non sono preoccupati, la situazione sembra sotto controllo, sono solo annoiati perché non c’è più nulla da fare».

Preoccupa il razzismo

«I controlli sono seri in giro per la città, credo che il governo cinese stia affrontando la situazione con massima serietà e determinazione. Sinceramente credo che si sia creato tanto allarmismo in Italia – aggiunge – e mi dispiace leggere che stia anche sfociando in stupidi episodi di razzismo verso compagni di classe, compaesani, turisti e ristoranti».

Scenari incerti

Se da un lato la capacità di gestione dell’emergenza rassicura, dall’altra, spiega Canali, «un po’ spaventa l’entità del fenomeno e il fatto stesso che la Cina stia reagendo in questo modo. Mi auguro che riescano a trovare presto un vaccino». Quando alle conseguenze socio-economiche, dice «non so bene cosa aspettarmi, ci sarà sicuramente un periodo di stagnazione, soprattutto per quanto riguarda il turismo cinese e la cosa mi tocca personalmente dato che lavoro in questo settore. Ne risentirà tutto il mondo: il turismo cinese è da anni in forte crescita ovunque e hanno in media una spesa più alta».

Voglia di normalità

«Dal punto di vista sociale invece credo che la Cina ne uscirà più forte e “formata” di prima. Per tutti noi che viviamo e lavoriamo in Cina questo è sicuramente un brusco cambiamento, abbiamo lasciato il paese senza sapere cosa aspettarci per i prossimi mesi e per il futuro, nella maggior parte dei casi senza neanche passare da casa. Ci auguriamo tutti si possa tornare presto alla normalità».

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