Coronalibrus: anatomia del lettore sfogliando Nabokov

La pandemia non ci renderà migliori, neanche come lettori. Chi leggeva prima continuerà a farlo perché non può farne a meno, un po’ come respirare. Gli altri, quelli che dicevano di invidiarti perché non avevano tempo, abbandoneranno sul comodino il libro acquistato durante il lockdown, con l’orecchietta a pagina 18, per sostituirlo a Natale con il bestseller consigliato in televisione. Non è questione neanche di censo o cultura, ma di attitudine. Per il lettore, infatti, la pagina scritta è ossigeno, il prosieguo della vita con altri mezzi.
Ci vuole talento, ad esempio, per assaporare durante la prima passeggiata dopo molto tempo, oltre al vento tra i capelli, anche la gioia anticipata per il libro che ti aspetta a casa. Dove non vedi l’ora di tornare a rinchiuderti per centellinare il finale e allora sì, sentirti libero. Personaggio e interprete di un mondo costruito per te dall’autore, con l’ambizione di raccogliere il filo nascosto con il quale lui ha intessuto la trama e di riconoscerne l’intelligenza. Così definirei con un eufemismo “ingenua”, se non l’avesse rivendicata il direttore del Corriere, l’idea di stendere un elenco di libri. Le graduatorie sono da disdegnare, mica da prendere sul serio.
La seconda regola del lettore è, infatti, che i libri non si consigliano (la prima è che non si prestano, la terza è che non esistono regole e infatti queste sono inventate): sono i libri stessi ad arrivare a te al momento giusto, nelle maniere più impensate.
La lettura, poi, è un cammino solitario (“distanziato socialmente”) che si fa all’andare: volgendo lo sguardo indietro, per dirla alla Machado, lascia soltanto scie nel mare. Di alcuni libri non si ricorda a volte neanche la trama, resta semmai l’eco nostalgica di dettagli marginali oltre all’intima consapevolezza di non essere stati mai più quelli di prima. Impossibile quindi imporsi il compito, tra l’altro crudele, di tracciare un sentiero a ritroso per farne, diciamocelo ancora, un’altra inutile lista. Ci rappresenterebbe di più, forse, la serie dei titoli scartati piuttosto che quelli selezionati. E che cosa dire del non-lettore? Dovesse prenderci sul serio rischieremmo di fargli un dispetto: chissà che poi quel comodino, volume dopo volume, non finisca per cedere. Per evadere non gli serve più la scusa della libreria: ora ha i “congiunti”.
Guai, infine, alla tentazione di imporre qualcosa a qualcuno: è scientificamente dimostrato dalla reazione di generazioni di studenti che si ottiene l’effetto contrario. Inoltre, non ci sono peggiori nemici dell’espressione artistica che l’impegno, la politica, il politicamente corretto e le pretese pedagogiche. L’arte si apprezza dal punto di vista estetico: deve dare brividi di piacere, magari dopo averti messo alla prova o disturbato, non lezioni.
L’unico compromesso accettabile, quindi, è limitarsi ad afferrare i volumi prediletti e metterli in ordine in una ideale libreria, di quelle che ora si vedono dietro agli intervistati in tivvù, a partire dallo scaffale più in alto dove sistemare il Dio dello stile e della scrittura Nabokov, e via via gli altri, tra cui Céline in rappresentanza degli autori maledetti che se fosse stato per quelli che la sanno lunga non avresti mai scoperto, almeno un titolo scelto caso tra i romanzi di Simenon, fino a Hemingway che dai tempi della gioventù ci incita a «vivere veramente la vita, non trascorrere i giorni». Come quei genitori avveduti che sistemano alcuni tra i tomi più cari in bella vista, senza proporli esplicitamente, e lasciano al caso e alla curiosità dei figli la possibilità che anche per loro scatti la scintilla. «Quello che veramente ami», recita un verso di Ezra Pound (altra icona sì, ma della poesia), «è la tua vera eredità».

Ecco la “non lista” di Andrea Rossini

1 – “Lolita”, Vladimir Nabokov

2 – “Pastorale americana”, Philip Roth

3 – “Anna Karenina”, Lev Tolstoj

4 – “Viaggio al termine della notte”, Louis-Ferdinand Celine

5 – “Grandi speranze”, Charles Dickens

6 – “La neve era sporca”, Georges Simenon

7 – “L’amore ai tempi del colera”, Gabriel Garcia Marquez

8 – “Vite che non sono la mia”, Emmanuel Carrere

9 – “Domani nella battaglia pensa a me”, Javier Marias

10 – “Fiesta”, Ernest Hemingway

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