Era il 2015 quando la casa editrice Edt mandava in stampa il libro di Matteo Pericoli “Finestre sul mondo. 50 scrittori, 50 vedute”, traduzione italiana dell’omonimo volume pubblicato l’anno precedente da Penguin Press, New York.
Matteo Pericoli, architetto e disegnatore milanese, ha lungamente vissuto negli Stati Uniti (ora abita a Torino, dove ha creato il Laboratorio di architettura letteraria) e in “Finestre sul mondo” raccoglie cinquanta disegni a china, che lui stesso ha eseguito, delle finestre di casa di altrettanti scrittori. Si tratta di autori di tutto il mondo, dai premi Nobel Orhan Pamuk (che vive a Istanbul) e Nadine Gordimer (scomparsa nel 2014) all’inglese Tim Parks (che da oltre trent’anni risiede in Italia), dalla nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie all’australiana Geraldine Brooks, passando per scrittori cinesi, brasiliani, russi, libanesi, alcuni dei quali mai tradotti in italiano.
Come scrive nei ringraziamenti finali, Pericoli non ha visitato personalmente le case degli autori di cui disegna la finestra, ma grazie alla collaborazione di numerose persone, ha ricevuto le foto delle finestre casalinghe degli scrittori che hanno partecipato al progetto, immagini di cui si è servito per realizzare i disegni pubblicati.
A fianco di ciascun disegno, nel volume “Finestre sul mondo” si trova un breve testo con cui l’autore coinvolto racconta la sua finestra e il rapporto con ciò che vede al di là del vetro.
Matteo Pericoli ha iniziato a disegnare finestre molti anni fa, quando abitava a New York e Mario Calabresi, nella “Introduzione” all’edizione italiana del volume, spiega la motivazione di questo lavoro, raccontando una loro conversazione avvenuta negli Stati Uniti: «Mi portò di fronte alla finestra della camera da letto, quella in cui disegnava – scrive Calabresi –. Mi spiegò che quel panorama era la sua parte di città, uno spicchio esclusivamente suo, che nessun altro avrebbe potuto reclamare». E ancora: «Pericoli disegnò su un grande rotolone di carta da pacchi quella finestra con il campanile più alto d’America, per non perderlo mai, così quando è tornato in Italia si è portato via la sua vista e la potrà rivivere ogni giorno della sua vita».
L’8 aprile di quest’anno, in piena emergenza sanitaria e conseguenti misure di reclusione nelle case, sulla sua pagina Facebook, Matteo Pericoli ha ricordato la sua recente proposta, in cui chiedeva a bambini e adulti di disegnare la propria finestra e di scrivere qualcosa in proposito, pubblicando molte delle immagini ricevute. «Con così tante persone in tutto il mondo costrette a stare a casa, le nostre finestre hanno assunto una funzione molto più profonda e metaforica che mai – scrive –. In sostanza, sono diventate il nostro principale punto di contatto visivo con il mondo, un contatto che ci protegge e ci separa, ma allo stesso tempo ci unisce. Questo buco familiare nel muro, al quale probabilmente non avevamo mai prestato molta attenzione, è diventato improvvisamente un’imponente istantanea di un momento, un momento enorme e strano che viviamo insieme da dentro le nostre case e noi stessi. Circa un mese fa, quando l’Italia è entrata in isolamento, ho chiesto alla gente di condividere un disegno della loro vista della finestra insieme a un breve testo. Ho ricevuto molti contributi straordinari, molti dei quali dai bambini, che trasmettono una sensazione di ansia, sospensione, nostalgia e speranza».
Il progetto è ancora aperto e Pericoli auspica una grande partecipazione: «Alla fine avremo una visione collettiva del mondo vista attraverso gli occhi di una moltitudine di individui che condividono un’esperienza comune».

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