Coriaci: “Formazione per il personale e un’immigrazione ben gestita”

L’emergenza data dal lievitare dei costi energetici non è l’unico problema, per chi fa impresa. Ce n’è uno altrettanto importante: «Le nostre cooperative soffrono del problema del reperimento del personale. Poi mancano le materie prime». Secondo il segretario generale di Confcooperative Romagna, Mirco Coriaci, sono tre le grandi componenti della difficoltà economica che sta inducendo una frenata poderosa alla crescita registrata nello scorso anno. E chiede alla politica una risposta veloce «al di là degli schieramenti e dei partiti politici» per evitare quello che, secondo il dirigente cooperativo, è un rischio palpabile: «Possiamo perdere in breve una parte del nostro potenziale produttivo. Che non recupereremmo più».

Coriaci, il gas è giunto, nel massimo storico toccato circa due settimane, ad un prezzo del 480 per cento più alto rispetto all’anno scorso. Come stanno reagendo le cooperative a questo aggravio imprevisto?

«La media dell’innalzamento dei costi energetici è del 40 per cento, ma in molti casi ci sono realtà che stanno pagando bollette tre volte più alte rispetto a prima. Si tratta di un elemento che ha già indotto alcune imprese a sospendere la produzione, come avviene per le realtà più energivore. E che farà ragionare molti, in queste settimane, su come affrontare l’inverno. Piscine, palestre, potrebbero dover decidere fra aggravi sulla clientela che li porterebbero fuori mercato e costi insostenibili. Le Cra, che ospitano gli anziani, non potranno fare altro che stringere i denti».

Che risposte vi aspettate a questo problema?

«La risposta non può che essere politica e va data nonostante questo periodo di grande effervescenza, data dalla competizione elettorale. Ci auguriamo che i partiti riescano comunque a calarsi nella realtà, aiutando nell’immediato le imprese. E prefigurando poi soluzioni di medio e di lungo periodo. Serve subito il rigassificatore, poi va dato corpo alla transizione energetica, attraverso le rinnovabili. Ci sono però altri aspetti che pesano, in questo momento».

Il costo delle materie prime…

«Certamente sì. Su cui registriamo una tendenza tutta italiana alla speculazione. Soprattutto in alcuni ambiti vediamo che non viene solo subìta da alcuni fornitori, ma anche calcata trattenendo i beni e mettendoli con parsimonia sul mercato, per indurre l’aumento dei prezzi. La difficoltà di trovare personale però sta pesando nello stesso modo».

Quanto una bolletta triplicata?

«Per molte imprese sì, e questo si vede con più forza in certi ambiti. In quello sociosanitario, in cui manca personale formato e c’è anche una competizione nel contendersi le figure fra pubblico e privato. Ma anche in quello dell’ortofrutta. Dopo tanti anni, nostre cooperative hanno fatto inserzioni sui giornali per trovare dipendenti. E nonostante ciò parti di raccolti di ciliegie sono rimasti sulle piante».

Cosa pesa su questa componente?

«La pandemia ha destabilizzato tutti noi e le aspettative sono variate, anche nella propria realizzazione professionale. Alcuni mestieri non vengono scelti dai nostri giovani, che pure sono numericamente meno rispetto a chi esce dal mondo del lavoro».

Quale risposta servirebbe?

«Più formazione negli ambiti dove serve personale, ma credo anche un’immigrazione, ben gestita, per integrare i profili che mancano. Il tema non può essere più “ci rubano il lavoro” se le posizioni rimangono scoperte».

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