Corda tesa tra due pali in via Andrea Costa: denunciati due ragazzi. Si tratta di un diciannovenne e di un quindicenne: il primo lavora, mentre l’altro ancora frequenta la scuola dell’obbligo.

Alla fine i responsabili del vile gesto compiuto lo scorso 28 luglio, hanno varcato la soglia della stazione dei carabinieri di Santarcangelo. Tuttavia non dopo aver raccolto, come sperava un’intera città, l’appello «Costituitevi» lanciato dalla Sindaca Alice Parma. Ma le indagini non sono ancora ultimate e si potrebbe presto arrivare anche alla denuncia di altri giovani. Perché secondo gli investigatori mancano all’appello un terzo e forse un quarto ragazzo, implicati in quella maledetta serata. E con ogni probabilità dal “mucchio” non è stato ancora rintracciato quello che sfoggiava una bizzarra pettinatura.

È stato il più piccolo, identificato grazie alle telecamere dei negozi di quella strada, a fare il nome del compagno. Tra i due, fin qui, solo il minorenne pare aver dimostrato pentimento e commozione, ripercorrendo i fatti che gli hanno cambiato la vita.

Nel frattempo emergono anche nuovi particolari. I ragazzi avevano legato un filo di gomma tra due pali della luce, per giocare uno “scherzo” a un amico che sarebbe passato in bici di lì a poco. Ma quando il compagno arriva, si accorge subito del filo (o per esser precisi di uno di quei fili a molla che i coetanei avevano appena sottratto a una bici) e di istinto lo abbassa, passando indenne. Ma il divertimento dei ragazzi non stava tanto nell’approntare quel piano balordo, quanto piuttosto nel rimanere nascosti ad aspettare (e forse riprendere con il cellulare) il disastro che sarebbe avvenuto sotto i loro occhi.

Così i responsabili assistono in diretta alle conseguenze inattese del loro gesto che provoca in sequenza: prima la brusca frenata di un automobilista e poi il volo contro l’asfalto di una ragazza che, sopraggiungendo in scooter, per evitare il tamponamento, sterza e riporta la rottura di tibia e perone. Ma c’è di più. Uno, o un paio dei giovani coinvolti, avrebbero chiesto subito alla malcapitata come stava, prima di darsi alla fuga, in tempi diversi, per raggiungere il resto del branco.

Resta da chiarire se si sia trattato di una pericolosa bravata o se dietro ci sia anche altro. Quel che è certo è che nel panico e nella fretta di soccorrere la ventiduenne di Poggio Torriana, le vere vittime della vicenda riescono ad avvertire i carabinieri solo l’indomani. A quel punto durante il sopralluogo dei carabinieri, della corda, com’è ovvio, non c’è ormai più traccia.

Due giorni dopo l’incidente, però, il proprietario della bici a cui era stata rubata la molla (del portapacchi) utilizzata per tirare la corda, riesce a fare uno più uno e ricostruisce i tasselli dell’intricato puzzle: consegna alle forze dell’ordine il pezzo rimasto di quella molla che gli hanno rubato dalle ruote e che ha rinvenuto per terra.

Adesso la denuncia è scattata per entrambi i giovani: il caso del più piccolo è stato affidato al Tribunale dei Minori di Bologna.

Nell’attesa di nuovi, forse amari sviluppi, occorre ribadire che il fenomeno delle baby gang va diffondendosi a macchia d’olio lungo tutto il litorale. E, senza alzare il solito polverone di polemiche, è forse meglio predisporre i necessari interventi di prevenzione e rieducazione, di cui parlava già la prima cittadina di Santarcangelo. Altrimenti nel tempo a deragliare contro un maledetto filo di gomma non sarà lo scooter di una ragazza, colpevole solo di rientrare a casa dopo una dura giornata di lavoro spesa in un ristorante del centro, ma troppe generazioni “liquide”, come le definiva lo studioso Bauman che, inscatolate nella pentola a pressione del lockdown e stordite da un’inestinguibile senso di noia, dilapideranno in quel modo ben più di un’unica estate.

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