FAENZA. A difesa del convento Emiliani ha già raggiunto le 500 firme in pochi giorni una petizione promossa da autorevoli personalità del mondo scientifico internazionale: medici, cardiologi, internisti che proprio a Fognano si radunavano per congressi, conferenze e ritiri spirituali. Per aderire basta cliccare sul post alla pagina facebook “rosa teresa brenti” e seguire le indicazioni.

«Quest’estate – spiegano i medici – abbiamo appreso la triste notizia della chiusura dell’Istituto Emiliani gestito dalle Suore Domenicane del SS. Sacramento: era un centro di accoglienza per gruppi di preghiera, per persone che avevano bisogno di un posto rilassante in cui riposare o trascorrere qualche giorno di vacanza, per persone bisognose, e ospitava, inoltre, convegni dai temi più svariati, come il nostro Corso rivolto ai medici provenienti da tutta Italia e anche dall’estero». Inoltre rimarcano come «la Comunità della Suore portasse avanti un valido progetto educativo, affidato per volontà testamentale dagli stessi fondatori, anch’esso sospeso». Nella petizione on line si chiede alle autorità ecclesiastiche «di non lasciar morire questo posto di vitale importanza per tutti noi, oltre che per gli abitanti della bellissima valle del Lamone. I medici Domenico Gruosso (cardiologo, Barcellona, Spagna),Tiziano Lenzi, cardiologo (Bologna), Andrea Vicenzi (internista, Milano), Laura Napoleone (internista, Barcellona, Spagna), Anna Maria Rusconi, (internista, Pietra Ligure), Paolo Villa (Internista, Milano) si dicono smarriti «Immaginiamo – affermano – le difficoltà legate ad introiti probabilmente troppo scarsi rispetto alle onerose esigenze di conduzione e manutenzione della struttura tanto vasta e articolata, cogliamo, tuttavia, la straordinaria importanza storica ed anche attuale e concreta che il Convento riveste nel tessuto sociale. E intuiamo le sue enormi potenzialità come luogo di formazione, di incontro e di ristoro (del corpo e dell’anima) anche ad un livello potenzialmente nazionale. Proprio per tale sua unicità, ci attendiamo che le autorità religiose abbiano a cuore la preservazione ed il rilancio dell’Istituto. Perché possa continuare ad essere un riferimento ed un richiamo sociale, culturale e spirituale, nel solco della vocazione per cui è nato quasi due secoli fa».

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