Contro l’inquinamento in mare arriva la moderna tecnologia

Monitorare l’inquinamento marino dall’alto non è fantascienza. Esistono e sono già utilizzati strumenti altamente tecnologici per rilevare i rifiuti mediante immagini satellitari in alta risoluzione. Offre una panoramica aggiornata su queste innovative tecnologie un articolo pubblicato sull’almanacco del Centro Nazionale delle Ricerche, dove sono descritti i più moderni sforzi per proteggere il nostro fragile ecosistema marino, minacciato da rifiuti e cementificazione costiera.

«Grazie ai progressi della tecnologia, oggi abbiamo a disposizione molteplici strumenti che permettono di monitorare la presenza del marine litter (materiali scartati abbandonati in mare o sulla costa ndr) – illustrano Marco Faimali, direttore dell’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Cnr e il suo team -. Basti pensare al rilevamento di rifiuti plastici utilizzando le immagini satellitari in alta risoluzione oppure all’utilizzo di droni, attualmente gli strumenti maggiormente impiegati per il monitoraggio di rifiuti di grandi dimensioni presenti sulle spiagge e sulla superficie dei nostri mari».

Il gruppo di ricerca si occupa anche di Intelligenza artificiale e remote sensing. «Sui droni, è possibile installare sensori ad hoc che, mediante impulsi laser, sono in grado di ottenere un rilievo 3D dei rifiuti anche a elevate distanze. Le tecniche di telerilevamento subacqueo, o remote sensing, sono invece tra le più utilizzate per il monitoraggio dei rifiuti nell’ambiente sottomarino», aggiungono i ricercatori. «Gli Auv (Autonomous Underwater Vehicles), per esempio, sono robot costituiti da sistemi sofisticati, dotati di Gps, in grado di rilevare la presenza di rifiuti nella colonna d’acqua e sul fondo del mare, oltre che di misurare diversi parametri ambientali».

Meno battuto il sentiero del monitoraggio dei rifiuti di piccole dimensioni, che sono particolarmente infidi perché possono entrare facilmente nella catena alimentare, con effetti nocivi per l’organismo umano. «Recentemente però sono state proposte nuove soluzioni per il monitoraggio, il campionamento e il rilevamento automatico delle microplastiche in mare grazie al progetto Europeo Claim – spiegano gli esperti del Cnr-Ias-. Questo progetto ha permesso di sviluppare un sistema automatico di filtrazione per la raccolta delle microplastiche in mare aperto».

Notizie che infondono un po’ di ottimismo, nonostante la presenza di rifiuti sulle coste e dentro i mari, anche italiani, sia in costante aumento. La scienza corre e i quotidiani progressi fanno sembrare più accessibile il raggiungimento dell’obiettivo 14 dell’Agenda 2030: conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile.

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