Non è facile continuare a vivere la scuola come un’esperienza collettiva in un momento come questo. I ragazzi seguono le lezioni a distanza, i professori cercano in tutti i modi di coinvolgerli e di seguire il programma in maniera adeguata e nel frattempo nelle aule e in cortile risuona il silenzio. Oggi, 25 novembre, il prato davanti al Liceo Righi si sarebbe colorato di rosso, simbolo della giornata contro la violenza sulle donne. È da anni che in questa giornata si organizzano manifestazioni, letture e flashmob nelle piazze di tutto il mondo a ricordare le vittime di qualsiasi tipo di violenza di genere, sia essa fisica o psicologica. La canzone scelta per il flashmob del Liceo è “Vietato Morire” di Ermal Meta, un inno contro la violenza sulle donne a ricordarci che “l’amore non colpisce in faccia mai”. Con l’aiuto delle professoresse di educazione fisica Marina Moretti e Paola Fasanelli, gli studenti e le studentesse del Righi provano e riprovano la coreografia dall’inizio dell’anno scolastico, speranzosi di poter esprimere la loro vicinanza al tema e dire ancora una volta stop alla violenza sulle donne all’uscita da scuola il 25 novembre.

Purtroppo, però, già da settimane la didattica a distanza è tornata e con questa l’impossibilità di mettere in scena la rappresentazione; non è stato questo però a fermare la voglia di far sentire la propria voce in una giornata così significativa. «Nonostante tutto, abbiamo continuato a parlare del tema e ad incoraggiare i ragazzi a provare la coreografia: non volevamo che si sentissero scoraggiati dalla situazione» raccontano le professoresse Moretti e Fasanelli, che nel frattempo con l’aiuto di un tecnico interno all’istituto hanno potuto organizzare il flashmob online all’1, come ad una normale uscita da scuola. «E’ sempre una scommessa sapere quanti parteciperanno al flashmob: è stato davvero bello questa mattina vedere 53 ragazzi muoversi insieme sulle note della canzone, anche a distanza. Questo ci dimostra che anche in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo è essenziale lottare e manifestare per le cose in cui crediamo senza lasciarci scoraggiare dalle circostanze. In questo, i nostri studenti hanno dato prova di grande maturità e impegno» continuano le prof. All’1 lo schermo si riempie di magliette rosse, si intravede qualche segno rosso sul viso e tutti gli studenti portano la mascherina per far sì che negli anni ci si ricordi del perché non si era tutti insieme sul prato: sicuramente un 25 novembre differente, ma ciò che rimane uguale e anzi si rafforza è la voglia di trovarsi, esprimersi e lottare insieme per dire basta alla violenza sulle donne, ora e sempre.

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