Contro il tumore al seno ora si “batte il tempo”

Nella musica con il metronomo si batte il tempo. Ma anche la lotta ai tumori può avere lo stesso ritmo. È la “chemioterapia metronomica”, grazie alla quale si scansionano ritmi diversi per l’assunzione dei farmaci per ottenere benefici prolungati e una minore tossicità. Ma cos’è? È la somministrazione di medicinali a basso dosaggio in modo continuativo. Un’opzione di cura che ha dimostrato una serie di vantaggi, tra cui i minori effetti collaterali e nessuna perdita dei capelli. Un lavoro del team di senologia medica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, pubblicato sulla rivista scientifica Anti-cancer drugs, ha dimostrato che questa terapia può essere un’opzione efficace. Lo studio ha analizzato 67 pazienti con tumore del seno metastatico allo stadio “luminale”, il tipo più frequente, che ha prognosi solitamente favorevoli e che si cura con le terapie ormonali. «Oggi per le donne con tumore mammario metastatico ci sono diverse opzioni di cura che permettono di cronicizzare la malattia», spiega Emilia Montagna, senologa coordinatrice del team. Questo genere di studio ha coinvolto una particolare categoria di pazienti: quelle con un cancro della mammella con recettore ormonale positivo e Her2 negativo in fase metastatica. Un gruppo che di fatto è stato protagonista di una vera e propria rivoluzione delle cure negli ultimi anni, grazie all’arrivo degli inibitori delle cicline. Sono farmaci biologici di tipo orale, che, associati alle terapie ormonali, possono controllare la malattia per anni senza dover ricorrere alla chemioterapia e che portano a un buon livello di qualità di vita. «Il vantaggio della modalità metronomica che lo studio ha evidenziato è che l’uso prolungato non provoca tossicità cumulativa – continua Montagna – La malattia può quindi essere tenuta sotto controllo anche per anni senza diventare l’unica dimensione della vita della donna.

Il fatto che i farmaci possano essere assunti a casa, senza che siano necessari accessi frequenti in ospedale, e che ci siano effetti collaterali ridotti, permette alla paziente di condurre una vita affettiva, lavorativa e sociale non troppo diversa da quella di prima della malattia». Ogni anno, nel mondo, ci sono 1,67 milioni di nuovi casi di tumore al seno, con più di 500 mila decessi. In Italia è il più diagnosticato con 55mila pazienti che, nel solo 2020, hanno avuto la notizia di esserne affette. Cosa che in pochi sanno è che tocca anche gli uomini, ma l’incidenza è molto più rara: ogni anno in Italia, tocca 500 casi all’anno. Il cancro al seno nasce quando i dotti galattofori o i lobuli globulari hanno una mutazione del loro Dna e si moltiplicano in modo incontrollato, arrivando a formare una massa tumorale. Le metastasi, invece, si creano quando le cellule cancerose invadono altri organi o tessuti, sia vicini al seno, sia più distanti, raggiunti grazie ai vasi sanguigni e linfatici. Ecco perché è fondamentale una diagnosi precoce. Prima si individua, prima si può trattare e maggiori sono le possibilità di sopravvivenza. L’autopalpazione è uno degli strumenti di prevenzione che può essere fatto tutti i giorni dalle donne per cercare di capire se c’è qualcosa di strano (un’eruzione cutanea, perdita di liquido, presenza di gonfiore o di un nodulo). Ma tutto questo non basta perché il tumore può essere infido e non essere notato. Ecco perché partecipare agli screening e fare visite dallo specialista può essere un buon consiglio.

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