Continuavano a chiamarla democrazia diretta

Continuavano a chiamarla democrazia diretta

Va in scena l’ennesima “bufala” della democrazia diretta, dell’uno vale uno, della partecipazione dal basso. Con le solite poche centinaia di click, e con ben due turni di votazioni online su una piattaforma quantomeno discutibile, il Movimento 5 stelle ha compilato i listini dei candidati per le elezioni Europee. Passano i più votati, riequilibrati per garantire lo stesso numero di uomini e donne. E qui entra in gioco il capo politico, l’uno vale uno che vale un po’ di più degli altri, Luigi di Maio. Che da capo politico si è arrogato il diritto di nominare cinque capilista, naturalmente non votati dagli altri “uno vale uno”. Ha fatto sapere che nominerà cinque donne. Cosa succede adesso? Che l’attuale capolista di un listino, se donna, votata dagli “uno vale uno”, sarà retrocessa al terzo posto, in nome dell’alternanza dei generi (una donna, un uomo, una donna, un uomo…). E sempre per lo stesso principio l’ultima donna in lista, votata dagli altri “uno vale uno”, sarà esclusa dalla lista. Certo, Di Maio ha detto che sottoporrà le sue scelte alla ratifica del voto popolare online (altre poche centinaia di click, come quelle che han salvato Salvini dal processo per il caso Diciotti), ma è difficile pensare che questa ratifica “sconfessi” il capo politico. Ma tant’è, il principio è salvo, la facciata della democrazia diretta pure, i militanti forse un po’ meno. Quelli che si impegnano veramente e ci mettono la faccia. Anche perchè nominare capilista dall’esterno vuol dire un po’ screditare chi era stato votato, non ritenerlo idoneo a quel ruolo. Insomma, prima non servivano le competenze per ricoprire un ruolo, adesso non servono più neanche la militanza e l’impegno. E qualcuno inizia a stufarsi (e non lo nasconde sui social…), come sta dimostrando anche la sempre crescente difficoltà del Movimento a trovare candidati disponibili per le prossime elezioni comunali. Impegnarsi per un ideale e poi trovarsi “fregati” dall’uno “che vale un po’ di più degli altri uno” non fa piacere…

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Roberto Masini
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Direttore responsabile. Riminese, classe 1964, tra i soci fondatori che diedero vita all'esperienza del Corriere Romagna nel 1993.

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