Continua il sogno Hyperloop di Mattia Strocchi

A 21 anni Mattia Strocchi (nella foto) è ambasciatore di Ravenna nel mondo, inserito tra i 100 under 30 di Forbes Italia 2020 nella categoria Scienza. Le cronache cittadine lo scoprirono quando ancora teenager costruì un esoscheletro, dando una propria applicazione ai ritrovati ricostruibili attraverso una stampante 3D che si era montato da solo. Ora Strocchi sta passando la quarantena a casa, in centro a Ravenna, ma normalmente è a Delft, in Olanda.

Mercoledì era in diretta streaming sulla piattaforma Webex per “Ravenna andata e ritorno”, ciclo di incontri online organizzati da Art-ER insieme a Tecnopolo di Ravenna, Laboratorio Aperto, CoLaboRA e Cresco Coworking in collaborazione con Corriere Romagna e Radio Sonora.

La storia di un ragazzo che a 17 anni acquista per 300 euro e compone un macchinario con cui è in grado di produrre protesi con poche decine di euro non può che destare interesse. La vicenda umana intriga tanto più se pensiamo che quello stesso ragazzo, avviati gli studi universitari, capisce dopo poche lezioni di aver sbagliato strada.

«Al telefono con mia madre, dopo una settimana, avevo già deciso che l’approccio che avrei dovuto seguire all’Unibo non faceva per me – spiega Mattia -. Rimango convinto che in Italia e all’Alma Mater si possa fruire di una delle preparazioni più solide sul piano teorico. Io però avevo bisogno di confrontarmi subito sul concreto». A chi gli chiede di approfondire, lui precisa: «Non sia la lamentela su quello che il nostro Paese offre a dovervi stimolare, ma la ricerca di ciò che vi appassiona». Del resto il trampolino internazionale lui l’aveva già trovato nel 2017, in Giappone e in Silicon Valley, attraverso un concorso vinto all’Itis di Ravenna. Ora è all’interno dello staff di “Delft Hyperloop”, il dream team di 34 menti provenienti da tutto il mondo (lui l’unico italiano, la media è di 23 anni) che parteciperà alla competizione per concretizzare uno delle visioni di Elon Musk: costruire un treno in grado di raggiungere i 1200km orari. Senza l’emergenza Covid, Mattia sarebbe partito per Los Angeles essendo il “software engineer”, ovvero colui che ha scritto il codice per controllare una cabina in grado di raggiungere i 6/700 km orari in 600 metri, prototipo dell’ideale di una vettura che all’interno di un tubo riesca a muoversi annullando l’attrito. Eppure Mattia non si sente perfetto: «Vorrei acquisire un po’ di flessibilità, come dote. Cosa mi manca invece dell’Italia? La capacità di curare i rapporti umani, in quella maniera un po’ slow e depurata dall’ansia competitiva che trovo altrove». Prossimo appuntamento su webex con “Scrivere la propria vita come una serie tv” con Laura Gamberini. Per partecipare è necessario iscriversi al link: https://forms.gle/kCfqg29NL2Czj3F8A

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