“Context” di Alessandro Carboni a Mondaino

«È molto stimolante ritrovarsi davanti al pubblico in presenza, non sono mancati contatti digitali, ma il nostro lavoro non si è mai fermato perché noi siamo un po’ marinai e creare uno spettacolo è come governare una barca che bisogna continuamente adeguare alle rotte che spesso si è costretti a mutare secondo le contingenze».

Con questa similitudine, presa a prestito dal mare, Alessandro Carboni, artista visivo, coreografo e performer, conosciuto a livello internazionale, impegnato oggi alle 19 nella prova aperta del suo “Context” a Mondaino al Teatro Dimora, descrive ciò che è accaduto nell’anno di pandemia. «Ci siamo attrezzati e adeguati con spirito positivo senza fermare lo studio e la ricerca e poi la parte produttiva ha avuto il suo culmine nel momento della residenza all’Arboreto dove lo spazio, con il teatro, il bosco, lo staff e tutto il resto, è magico. Sono sempre lavori importanti quelli che si sviluppano qui ed è così anche per questo nuovo impegno».

Un lavoro che segna la riapertura delle porte del teatro Dimora al pubblico e insieme il ritorno degli appuntamenti della rassegna regionale di danza contemporanea “E’ Bal” che la promuove con particolare attenzione all’approfondimento e alla crescita della comunità di spettatori. E con la ripresa in presenza anche la galleria d’arte dell’arboreto, ospitata nel foyer del teatro, viene riabitata da una nuova esposizione, la mostra di Riccardo Chitarrari che verrà inaugurata oggi alle 18, titolo “Ossessione Chroma”.

È la terza volta che l’artista sardo, ormai emiliano di adozione, innamorato dell’Emilia-Romagna che, come tiene a dire, «è per l’arte scenica e la danza un territorio straordinario e unico» approda a Mondaino in residenze seguite da spettacoli. È accaduto nel 2007, 2018 e adesso con la prova aperta dopo 12 giorni di residenza, di un progetto che debutterà al festival “Kilowatt” in luglio e che indaga l’idea di contesto mutuata dall’etimologia latina.

Dice Carboni: «Con-texere significa tessere insieme, intrecciare quindi il palcoscenico diventa luogo di relazione tra elementi che definiscono il luogo stesso e lo cambiano se gli elementi interagiscono in modi differenti. E così cambia il senso dell’opera proprio come succede nella comunità fuori dal teatro».

In scena molto accade e la natura degli accadimenti è differente.

«Si tratta di un lavoro prismatico con più facce, più punti di vista, più cose che accadono in un solo momento. Un trio, un duo e un solo e ad accompagnare i tre danzatori, ci sono grafiche visive, sonorità e installazioni. Si tratta di vari formati visivi e performativi, testuali e sonori, che incarnano da punti di vista diversi l’intero processo di ricerca».

Una ricerca da cui ha sviluppato una sua pratica interdisciplinare ribadita anche in “Context” dove gli elementi in interazione tra loro sono una maglia mobile che in questo caso ha come punto di riferimento la figura geometrica del triangolo, quale unità primaria.

«Ho pensato alla figura geometrica più semplice, è un’evoluzione di un lavoro avviato negli spettacoli precedenti dove mi ero concentrato rispettivamente sulla linea e sul punto. Ora è la superfice ad interessarmi che viene ripetuta nello spazio creando figure attraverso 128 pezzi di legno».

Unità triangolari diventano modello narrativo, estetico e performativo invitando alla contemplazione della serialità, del ritmo, dell’incompletezza. In “Context”ogni formato è interconnesso, perché citando Morton “niente esiste completamente da solo, e così niente è pienamente se stesso”.

Info: ingresso a contributo libero, posti limitati con prenotazione obbligatoria tramite mail: teatrodimora@arboreto.org

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