Contestata la bandiera della pace alla Biblioteca Malatestiana di Cesena

CESENA. Da destra polemiche su l’esposizione della bandiera della pace e delle striscione per chiedere la verità sull’assassinio di Giulio Regeni. A lanciare il post in alcune pagine di Facebook è Marco Casali, nella passata legislatura consigliere comunale di opposizione nell’area del centro destra in quota a Forza Italia e che poi si sarebbe avvicinato a Fratelli d’Italia. «Non comprendo perché sul balcone della Malatestiana ci sia la bandiera della pace. Lo trovo inappropriato. Chiedo gentilmente al Comune di rimuoverla».

E poi si scatena il dibattito. Al di là delle opinioni in libertà di parecchi, a spiegare il perché della presenza di quel vessillo tanto poco gradito ci prova l’assessore comunale Carlo Verona: «Il Comune di Cesena ha aderito all’iniziativa internazionale “Spegniamo la guerra accendiamo la pace” in programma il 25 gennaio, con la richiesta di esporre bandiere arcobaleno per la durata di due settimane sugli edifici pubblici, noi abbiamo scelto di esporle sulla facciata del Comune, della Malatestiana, del Palazzo del Capitano o Ridotto, su casa Bufalini, al San Biagio e al Bonci. L’iniziativa è stata promossa sul sito del Comune e sulla stampa locale. Se riusciamo a dividerci anche sul tema della pace siamo veramente alla frutta».

Ma per Casali «alla frutta ci siamo se pensiamo di accomunarci per la pace solo esponendo simboli che sono stati ampiamente strumentalizzati dalla sinistra e che quindi hanno perso il loro significato originario assumendone uno chiaramente politico».

La bandiera della pace alla Malatestiana

C’è chi supporta Casali asserendo che era meglio esporre una bandiera bianca con disegnata una colomba e un ramoscello d’ulivo perché quella esposta sarebbe «una provocazione». E c’è addirittura chi lamenta che «questa bandiera ormai rappresenta il mondo lgbt», cioè il mondo omosessuale.

L’assessore si arma di santa pazienza e invita a informarsi come nasce la bandiera della pace, «ma quale provocazione per favore». Ma Casali insiste: «siamo ampiamente informati sulla nascita e purtroppo anche sull’utilizzo successivo. Se volete accomunare fatelo con simboli che non vengono usati per colorare una parte politica».

Verona risponde a un altro internauta che «ho conosciuto il custode della bandiera di Capitini e mi muovo con lo stesso spirito, Cesena ha un centro pace con il quale interagisco volentieri sui programmi e manifestazioni che promuovono, lascio ad altri le polemiche». Poi rileva che «la marcia Perugia-Assisi o la Forlì-Bertinoro si caratterizzano con la presenza della bandiera arcobaleno e non mi pare che siano mai state identificate con i movimenti lgbt. Se la usano anche loro ben venga non ne faccio di sicuro una questione di genere. Oltre alla delega alla pace ho anche quella ai diritti e politiche delle differenze».

E a questo punto Marco Casali si smarca e pone il problema per un altro striscione, quello messo in piazza del Popolo e che chiede “Verità per Giulio Regeni”: «Anche quello mi pare una modalità inappropriata di utilizzo delle facciate dei beni storici pubblici».

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