Infortuni sul lavoro relativi al Covid, la provincia di Rimini è “maglia nera” in Emilia Romagna: 943 casi nel 2020 (e 2 decessi). Preoccupa anche l’incremento del 46 per cento nei mesi di novembre e dicembre. Ravenna si distingue per il boom di casi in dicembre: più 67 per cento. Sono i dati diffusi dall’Istat e rilanciati dalla Cisl Romagna. In tutta la regione: 2.368 incidenti e 5 vittime.

“Numeri da paura”

«I dati sono migliorati rispetto alla prima ondata – afferma il segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli – ma gli aumenti nel mese di dicembre devono preoccuparci. Diversamente da marzo, ora abbiamo protocolli e dispositivi di sicurezza, ma nonostante ciò, l’andamento degli infortuni da novembre è ripreso a salire in maniera preoccupante. È fondamentale che le aziende e i lavoratori non abbassino la guardia».

“Siamo maglia nera”

La provincia che registra i dati peggiori è quella di Rimini con 943 infortuni, poi Ravenna con 744 e Forlì-Cesena con 681.

Il 39 per cento degli infortuni ha interessato lavoratori con una età compresa tra i 35 e il 49 anni e sono le donne le più colpite, il 73 per cento del totale.

«Questo – sottolinea il segretario – lo spiega il fatto che la maggioranza degli infortuni si registra nel settore sanità e assistenza sociale, dove per lo più è impiegato personale femminile».

Forlì-Cesena registra in regione il dato migliore con il 6,6 per cento di infortuni rispetto al totale. La provincia di Ravenna è invece maglia nera come aumento nel mese di dicembre: più 67 per cento. Ravenna registra anche il triste primato di infortuni mortali per Covid con 3 decessi, seguito da Rimini con 2 e nessuno a Forlì-Cesena.

Rimini segna nel 2020 il dato più alto con 943 infortuni Covid e fa segnare un forte aumento tra novembre e dicembre: più 46 per cento.

Sanitari i più colpiti

L’Emilia Romagna è quarta in Italia per numero di infortuni Covid. Il 68 per cento si registra nel settore sanità e assistenza sociale, il 16 per cento nella pubblica amministrazione e il 6,3 per cento nei lavoratori precari della ricerca e tecnici impiegati in sanità.

La professione più colpita (46 per cento) è quella dei “tecnici della salute”, di cui l’84 per cento degli infortuni ricondotti a infermieri.

«I dati anche in Romagna sono migliori rispetto al resto del Paese, dove invece il numero di infortuni Covid tra ottobre e novembre è superiore rispetto alla prima ondata di contagi avuta tra marzo e maggio. Questo significa che nei nostri territori i protocolli fatti con le aziende sono stati utili e utilizzati, ma – sottolinea il segretario Cisl Romagna – preoccupano fortemente gli aumenti registrati nell’ultima rilevazione del mese di dicembre».

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