Contagi da variante Covid: la tempesta perfetta sul turismo

Una tempesta. Una tempesta perfetta quella che si sta abbattendo, in questi giorni, sulla Romagna. Con il covid a mietere, quotidianamente, migliaia di nuovi contagi, duemila di media ogni 24 ore, 700 nel Riminese, e la carenza di personale a completare “l’opera”. E mettere in forte difficoltà un intero settore, quello turistico, proprio nel momento di sua massima espansione, tra prenotazioni in forte crescita (+15% rispetto al luglio 2021, con un 30% in più di stranieri) e fine settimana da tutto esaurito, già a giugno. Risultato? Molte le disdette, con richiesta di poter posticipare la vacanza, tanti i dipendenti in quarantena, e numerosi gli imprenditori alle prese con assunzioni momentanee e ”sui generis” di personale o in servizio con qualche sintomo classico del covid. Al punto da allarmare gli stessi dipendenti, quei pochi “sopravvissuti” alla virulenza di Omicron 5, che, telefono in mano, allertano, preoccupati, i sindacati.

Racconta Gianluca Bagnolini, responsabile della Cisl Turismo Romagna: «Sì, succede anche questo. Una settimana fa abbiamo ricevuto una denuncia, da parte di alcuni lavoratori di un’attività riminese del settore turismo, di un imprenditore, loro datore di lavoro, in azienda coi tipici segnali di infezione: tosse continua e raffreddore. Ovviamente abbiamo girato la segnalazione all’ispettorato del lavoro. Una quindicina di giorni fa era accaduta la stessa cosa in un’altra azienda turistica, questa volta però del Ravennate».

Nessun caso, però, di lavoratori in servizio, seppur positivi: «Non ci è arrivata alcuna segnalazione di questo tipo. Almeno per adesso», conferma Mirco Botteghi della Cgil Turismo Rimini.

Insomma, siamo al campanello d’allarme. Se non all’allarme vero e proprio. Sottolinea Gianni Indino, presidente provinciale Confcommercio Rimini: «Sembra anacronistico, addirittura surreale, ma molti ristoratori o gestori di pub e locali sul mare sono talmente in crisi di personale che, per coprire le quarantene dei dipendenti contagiati, ricorrono all’assunzione temporanea di propri familiari, perfino del padre o della madre, se non, addirittura, del nonno o della nonna. E questo va bene per coprire assenze al bar, o per sbarazzare tavoli. Perché se a mancare è il cuoco, beh, allora la situazione cambia maledettamente e le cose si complicano irrimediabilmente. È così. Fino a che non riusciremo ad individuare la soluzione giusta, andremo avanti in questo modo ancora per molto tempo. Io continuo a sostenere che questo reddito di cittadinanza, giusto come misura anti-povertà, quella vera, ma deleterio nella sua applicazione, ha condizionato negativamente il mercato del lavoro stagionale. Togliendo a molti la voglia di lavorare, come avveniva ai tempi nostri: non c’è giorno, infatti, che non ci giungano notizie di persone che percepiscono il “reddito” senza averne diritto».

Ma c’è chi sdrammatizza e non intravede al momento una situazione da Sos.

Commenta Patrizia Rinaldis, presidente degli albergatori riminesi: «I casi sono abbastanza frequenti, ma più tra i clienti che tra i dipendenti. Stanno, infatti, aumentando, anche se non in modo allarmante, le richieste di disdetta con sollecito di posticipazione della prenotazione. Certo, i contagi tra il personale sono deleteri per la qualità del servizio, ma riusciamo ad andare avanti ugualmente con le risorse interne, visto che di manodopera supplementare non se ne trova. Ma questa è una situazione che va avanti da tempo, che conosciamo tutti molto bene, e che dovremmo affrontare, una volta per tutte, a fine stagione».

Un fenomeno, quello delle disdette causa covid, in crescita anche nella Perla verde. Conclude Luca Cevoli, direttore dell’associazione albergatori di Riccione: «In quest’ultima settimana sono cresciute le disdette: figli, mogli, mariti contagiati. Purtroppo è un trend che non sembra arrestarsi e che investe l’intero settore delle vacanze, tra l’altro il più esposto alle conseguenze del virus. Da parte nostra, tuttavia, cerchiamo di proteggerci e di proteggere i clienti al massimo. Abbiamo sollecitato, infatti, i nostri associati – conclude Cevoli – di far indossare la mascherina ai propri dipendenti, in sala, nelle camere, in cucina, insomma in tutti quegli spazi dell’albergo più sensibili e di contatto».

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