Contadi Castaldi, un Franciacorta che racconta il territorio

Nella seconda metà del Novecento la fornace Biasca, una tra le numerose cave presenti sul territorio del Franciacorta, smise la sua attività. L’antico fabbricato, rimasto così senza uno scopo, venne acquistato da Vittorio Moretti, desideroso di regalare alla moglie Mariella un ricordo d’infanzia rimasto cementato nel suo cuore, perché in quella fabbrica, un tempo appartenuta alla sua madrina, la giovane Mariella passava i pomeriggi del doposcuola. Con lo sviluppo della Franciacorta e la sua sempre maggiore affermazione nel panorama enologico nazionale e internazionale, Vittorio e la moglie fanno una scelta: investire per convertire l’ex fornace in una cantina, dando forma all’inizio dell’avventura per l’azienda Contadi Castaldi. «I suoi ampi volumi e le lunghe gallerie di cottura dei mattoni – raccontano in azienda – si sono rivelati perfetti per affinare i Franciacorta e per accogliere gli appassionati di vino». Così, l’antico luogo di lavoro ha cambiato la propria funzionalità rivolgendosi alla terra e alla vigna, ma non ha tradito le sue origini mantenendo intatta la sobrietà e lo stile sereno delle aziende agricole lombarde.

La ristrutturazione di quei settemila metri quadrati è costata tempo e denaro, ma il risultato è un luogo che rispetta lo stile dei disegni originali grazie a un’operazione di restauro conservativo del corpo centrale della fornace «con l’utilizzo del piano terra per la vinificazione e l’invecchiamento – spiegano –, del primo piano per il magazzino del prodotto finito e del secondo piano per ambienti destinati a feste ed eventi, con oltre trecento posti a sedere».

Il territorio

Quando si parla di vino vengono in mente profumi e sapori, ma non bisogna dimenticarsi dei luoghi. «La più bella emozione che possa procurare un vino – dicono da Contadi Castaldi – è ritrovare in esso tutta la magia del paesaggio di origine». Con questo spirito è nata l’azienda dei Moretti, che più di tutte si è specializzata nell’arte dell’innovazione, ricercando all’interno della Franciacorta i vigneti più evocativi e i vignaioli più appassionati. «C’è il perfezionista del Pinot nero – raccontano –, il purista dello Chardonnay, l’inventore di sistemi di allevamento della vite all’apparenza nuovi e che poi scopri essere eredità di antichi saperi. E c’è il poeta del Pinot bianco che riesce sempre a sorprenderci un attimo dopo l’ennesima discussione sul metodo di potatura verde. E ancora – proseguono –, ci sono le sei unità vocate della Franciacorta, talmente diverse tra di loro che abbiamo ceduto alla tentazione di coltivare vigneti in ognuna di esse, con la determinazione di renderle simili in un unico principio di metodo: attenzione alle più sottili differenze, cura manuale e minuziosa della vigna per renderla perfettamente sana e longeva».

Ecco allora il valore vero della creazione di una cuvée, dove il vignaiolo, quasi fosse un direttore d’orchestra, aiuta ad esprimersi lo Chardonnay, che consente di portare nel bicchiere una delle caratteristiche più specifiche ed espressive della Franciacorta, ossia la capacità di far maturare il frutto conservandone freschezza ed equilibrio, il pregiato Pinot Nero della Borgogna, che non smette mai di sorprendere con le sue mille sfumature, e l’outsider Pinot Bianco, di supporto specialmente nelle annate più difficili.

L’origine di un nome

Il nome Contadi Castaldi è una vera e propria sintesi della storia millenaria della Franciacorta, come tratto caratteristico di una terra votata al vino. I “contadi”, in epoca medievale, erano infatti le contee della zona, piccole unità territoriali rinomate per una produzione agricola di eccellenza. I “Castaldi”, invece, erano i signori delle contee, ai quali veniva affidato il governo delle terre. Storia, tradizione e innovazione: queste le tre parole chiave del lavoro iniziato negli anni ’80 da Vittorio e Mariella, che oggi hanno un patrimonio di 100 ettari di vigne da cui nascono i loro gioielli enologici che, dal Bresciano, raggiungono tutto il resto del mondo.

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