CERVIA. Il presidente Gianni Grandu ha annunciato al consiglio comunale la proposta di dimezzarsi lo stipendio, che è stata poi votata alla unanimità da maggioranza e opposizione. Vissero felici e contenti, dunque? In realtà non sono mancate le frizioni, soprattutto da parte della Lega, arrivata al punto da ipotizzarne le dimissioni. I toni si sono alleggeriti quando il sindaco Massimo Medri ha escluso “zone d’ombra” nella vicenda, lodando poi il comportamento dei gruppi di minoranza, che avevano poco prima approvato alcune delibere strategiche (vedi l’aumento dei compensi per i revisori dei conti).

Il Carroccio ha comunque denunciato la mancanza di chiarezza – come pure del resto il M5S –, sulla delibera che ha portato al raddoppio della indennità di Grandu (da 690 a 1.380 euro), rispetto ai suoi predecessori. Come ha poi spiegato il segretario generale Alfonso Pisacane, però, i consiglieri non hanno mai votato quell’atto, ma solo l’elezione a presidente dello stesso Grandu. Il procedimento conteneva infatti automaticamente l’applicazione del decreto ministeriale, sancendo il raddoppio del suo compenso, rispetto alla delibera del 1997 – applicata da tutti i successivi presidenti – che invece lo dimezzava.

Nella determina dirigenziale del 7 agosto, pubblicata sull’albo pretorio il 27 settembre a firma del segretario, si dà atto che “è necessario rideterminare l’indennità lorda erogata al presidente del consiglio comunale ad euro 1.380, a partire dal 17 giugno, data di nomina dello stesso”. Tanto è vero che, nella medesima determina, sfuggita ai più, viene anche quantificata la liquidazione degli arretrati da versare a Grandu, pari a 1.008 euro (dal 17 giugno al 31 luglio 2019). Ancora Pisacane ha sostenuto di avere verificato dal punto di vista tecnico la legittimità di questo documento, che quindi è potuto passare senza la approvazione della Giunta. Sempre in aula, durante le dichiarazioni di voto, l’opposizione ha però continuato a parlare di “iniziativa tardiva e sospetta”, riguardo alla nuova (o vecchia) indennità. Alla fine il capogruppo della Lega Dino Cellini ha tagliato corto: “Potevate dircelo prima”.

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