In mezzo a tanti commenti alle nuove misure anti-Covid che stanno circolando sui social,ne è spuntato fuoriuno decisamente fuori luogo, che ha scatenato diverse reazioni indignate. Soprattutto da parte di chi è vicino alle persone che soffrono di sindrome di Down. Ma anche il sindaco Enzo Lattuca e l’assessora Carmelina Labruzzo non hanno risparmiato strali.

Il consigliere comunale della Lega, Fabio Biguzzi, a margine di un post pubblicato sulla propria pagina Facebook da Alice Buonguerrieri, esponente di Fratelli d’Italia, a proposito dell’istituzione della “Zona arancione” in Emilia-Romagna, ha fatto del sarcasmo offensivo nei confronti di chi è nato con quell’anomalia cromosomica, usando il termine che la indica a mo’ di insulto. «Mi prodigai nella ricerca di un lockdown mascherato, scusami ma ho trovato solo un down (senza alcuna offesa)», ha scritto, accompagnando la frase con una foto del presidente del Consiglio Conte. Parole odiose che hanno incassato un “mi piace” della stessa Buonguerrieri.

È stata scritta una brutta pagina per una certa politica e per certi rappresentanti delle istituzioni (sia lui che lei siedono in consiglio comunale, il primo a Cesena, la seconda a Bagno di Romagna), ma più in generale è stata data una sconcertante dimostrazione di ignoranza e di insensibilità che ogni persona dovrebbe evitare.

È stato subito fatto notare da più parti, per prima dall’assessora Labruzzo, che ha dichiarato che sono state usate «parole inappropriate e irrispettose, che fanno male a me, a noi e a tutte le famiglie che ogni giorno affrontano con coraggio situazioni tutt’altro che facili». Poi una domanda tagliente: «In quale modo intendiamo rappresentare il nostro territorio e la nostra comunità?».

Durissimo il sindaco Lattuca: «Cesena è una città inclusiva e solidale – ha dichiarato – Lo è sempre stata e in questa emergenza ha dato dimostrazione che fare rete è essenziale. Parole come queste sono indecenti e non ci appartengono. Non possono appartenere a chi rappresenta una parte della nostra comunità. Mi aspetto che il consigliere della Lega, autore del commento, si scusi per queste sue parole».

Si sperava che fosse finita l’epoca in cui il termine “down” veniva diffusamente usato come insulto. Invece resta ancora tanta strada da fare. «Non è solo una questione di linguaggio politically correct ma di sostanza – ha commentato il padre di un ragazzino con sindrome di Down, esprimendo il proprio sconcerto in una telefonata al “Corriere” – perché le parole sono pietre che possono marchiare ed emarginare chi è disabile, senza alcuna colpa né ragione».

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