Consigliera di parità: “Vigiliamo sui casi come quello di Amadori”

«Non possiamo in alcuna maniera prevedere se si tratterà di una causa che porterà ad un risarcimento danni o se piuttosto le richieste saranno di reintegro al posto di lavoro. La presenza in aula del consigliere di parità regionale è dettata dal fatto che non ci sono altri organi preposti che abbiano la possibilità di entrare in giudizio, se non questo».

Sonia Alvisi nella vita consulente del lavoro, ricopre per l’Emilia Romagna l’incarico di consigliera di parità ed il suo ufficio in queste ore è entrato prepotentemente nelle cronache come futura parte attiva in giudizio (il prossimo 13 dicembre) nel processo che vedrà contrapposti l’azienda Amadori a Francesca Amadori: nipote del patron Francesco e figlia di Flavio Amadori che è tra gli attuali vertici del colosso avicolo cesenate.

Lo schierarsi della Regione a fianco della ex dipendente licenziata ha sollevato in questi giorni un gran polverone. «Ma quello che andremo ad affrontare in aula – spiega Sonia Alvisi – è la normale attività che porta avanti il mio ufficio. Di casi ce ne sono parecchi e questo ha l’esclusiva particolarità di riguardare persone ed una azienda che sono particolarmente conosciute».

Accuse di discriminazione di genere sul lavoro fanno parte della quotidianità anche in una Regione che sembra molto avanti nelle questioni di genere. Almeno se paragonate ad altri contesti nazionali ed internazionali: «La pandemia ha acuito le problematiche di discriminazione che andiamo a trattare – spiega la consigliera di parità Alvisi – Licenziamenti legati a fatti simili in questo periodo storico? Ne trattiamo mediamente una ventina all’anno. Casi di discriminazione di genere riguardano mediamente 18 domme e due uomini. Anche da questo si notano le differenze… Poi ci sono anche casi collettivi. In cui agiamo per conto di tutti o buona pare dei dipendenti contro intere aziende».

Più raro vedere che la Regione entri nel merito e si schieri davanti al giudice per problematiche personalizzate o più localizzate: «Sarebbe stato in effetti un caso da consigliera di parità provinciale. Ma il mio ufficio regionale è l’unico che abbia un portafoglio a sé legato e quindi la possibilità di esprimere un supporto legale. Per questo me ne sto occupando io e non la consigliera di parità di Forlì-Cesena Carla Castellucci. A differenza sua ho a disposizione un capitolo di spesa legato all’attività che porto avanti e gli investimenti fatti in questa direzione hanno portato recentemente anche a corsi di alta formazione in diritto discriminatorio per l’avvocatura».

E dire che la provincia di Forlì – Cesena ed in generale la Regione Emilia Romagna non appaiono come tra le più arretrate in fatto di equilibri tra uomini e donne.

«L’Emilia Romagna è una regione “avanti” rispetto ad altre da questo punto di vista perché dal 2014 abbiamo varato la legge quadro 6, che riguarda le donne, il mondo del lavoro, la partecipazione e la sanità. Abbiamo politiche attive importanti, però dobbiamo sistematicamente attenzionare ciò che avviene attorno a noi; ed il ruolo di consigliera di parità serve proprio a questo: vigilare, fare da sentinella».

E farsi parte attiva in casi come quelli di Francesca Amadori contro l’azienda di famiglia: «Evidentemente tra loro non ci sono stati margini di trattativa o conciliazione, perché il licenziamento è stato contestato e l’azienda si opporrà alla sua ex dipendente. La parola adesso passa a ciò che avverrà in aula. Fino ad allora fare delle previsioni su cosa possa accadere è un esercizio che non può dare certezze».

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