Confindustria Romagna: “Sì all’eolico, diventiamo la green energy valley italiana”

Avanti tutta sui Parchi Eolici Marini, ma anche all’estrazione nazionale di metano, fotovoltaico galleggiante e tutto quello che risponde al nome transizione energetica ed energie rinnovabili. Ma soprattutto avanti tutta nei fatti e non a parole, senza incagliarsi nelle ragnatele della politica e della burocrazia e dando un’accelerata decisa in quella che potrebbe essere la “green energy valley d’Italia”. Il presidente di Confindustria Romagna Roberto Bozzi ha idee chiare sul tema e in una disamina a 360 gradi analizza la situazione da diverse prospettive, compresi i riflessi della situazione internazionale sui fatturati delle nostre imprese.

Presidente Bozzi, il caro bollette prima e la guerra in Ucraina poi ripropongono forte il tema della dipendenza dalla Russia per gas e petrolio e della necessità di accelerare sulla transizione energetica: quale è il suo pensiero?

«La nostra debolezza energetica è stata solo resa più evidente con l’esplosione del conflitto in Ucraina e le sanzioni alla Russia, ma è un vulnus che ha radici ben più profonde: da anni la politica aveva rinunciato a diversificare le fonti di approvvigionamento, e sul fronte delle rinnovabili in particolare siamo rimasti indietro. Oggi ne paghiamo – letteralmente – le conseguenze: bollette proibitive, filiere a rischio e produzioni bloccate sono i costi del non fare. E anche accelerando ora sul mix energetico che ci traghetterà nella transizione, abbiamo di fronte un percorso decennale. Roma non è stata costruita in un giorno: i progetti su cui oggi ci sono timide aperture – penso al parco eolico a Rimini – saranno a regime tra anni. Le esperienze consolidate che ora vanno riattivate e potenziate – penso alle estrazioni di gas naturale in Adriatico – non saranno a pieno regime in pochi mesi. Il cambio di passo sarà dato dal saper tamponare l’emergenza aprendo contemporaneamente a una mentalità lungimirante: la transizione ha in sé anche una fortissima componente culturale».

Roberto Bozzi, presidente di Confindustria Romagna

In fatto di energie alternative che evitano le emissioni di gas clima-alteranti, sul nostro territorio la discussione si incentra sui progetti di Parco Eolico: già approvato quello al largo di Ravenna, si sta rimodulando quello al largo di Rimini e dintorni, siete favoreli a un progetto rimodulato e meno impattante?

«Siamo favorevoli a tutto ciò che va nella direzione di aumentare e diversificare l’approvvigionamento energetico: va bene la rimodulazione, ma dobbiamo passare dalle parole ai fatti, non c’è più tempo da perdere. Va bene rilanciare i giacimenti esistenti per l’estrazione nazionale di metano, che sappiamo fare bene e in sicurezza da decenni con tecnologie e competenze eccellenti riconosciute in tutto il mondo, tenute bloccate per anni in attesa di un Pitesai nato vecchio, anacronistico. In generale, non credo ci sia sufficiente consapevolezza del fatto che non siamo nella condizione di porre veti, attendere lungaggini burocratiche, scartare a priori soluzioni e progetti».

L’assessora all’ambiente del Comune di Rimini Anna Montini ha messo sul piatto della discussione anche l’ipotesi di impianti galleggianti con tecnologia fotovoltaica, con un attento studio preliminare di tutti i sistemi di ancoraggio e analizzandoli a tutela e a salvaguardia dell’ambiente marino. Consa ne pensa?

«Un analogo sistema fa parte del progetto di hub energetico Agnes, che coniuga galleggiante fotovoltaico con eolico e idrogeno verde: se avessimo aperto a queste soluzioni anni fa, forse oggi saremmo meno in difficoltà. In Romagna abbiamo la fortuna di avere un vivaio di idee e sperimentazioni che davvero può renderci la green energy valley d’Italia: penso ai tanti progetti offshore e inshore, dai parchi eolici agli hub energetici come Agnes, dallo stoccaggio della CO2 di ENI al nuovo deposito di GNL al porto di Ravenna. Però, mentre a parole siamo tutti d’accordo alle rinnovabili, occorre coerenza anche nei fatti. E invece ci blocchiamo ancora sulla curiosa contraddizione di appellarsi a impatti ambientali, per impianti che puntano proprio a migliorare il nostro impatto sul clima e sull’ambiente».

Quale è la situazione dell’industria romagnola e che riflessi hanno avuto e stanno avendo questi rincari enormi?

«La situazione è in continua evoluzione, e purtroppo non in meglio: a soli dieci giorni dall’inizio della guerra, quattro aziende su dieci tra le nostre associate che fanno import ed export prevedevano un calo di fatturato estero fino al 20% nei prossimi sei mesi. In generale, l’attesa è di un ulteriore rincaro dei costi energetici e di trasporto, con conseguenti erosioni dei margini operativi e aumento dell’inflazione. A questo si aggiunge un recente lockdown in Cina in un importante polo industriale. Tutto ciò avrà inevitabili riflessi sulla crescita: l’anno era partito bene sull’abbrivio del recupero di fine 2021, ma le stime di due mesi fa oggi sembrano fantascienza».

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