Confartigianato: crolla l’export dell’Emilia-Romagna

Gli ottimi risultati che l’export del made in Emilia-Romagna nei settori delle medie e piccole imprese aveva raggiunto nel 2021, con il massimo storico degli ultimi 10 anni, “rischiano di essere tutti vanificati da questo inizio 2022”. Lo scoppio della guerra in Ucraina “ha accelerato la crisi energetica iniziata nel 2021, generando segnali recessivi che influenzano negativamente la competitività delle imprese e compromettono i buoni risultati conseguiti nel 2021, come nel caso delle esportazioni- afferma Davide Servadei, presidente di Confartigianato Emilia Romagna– settori, come ad esempio la moda, già pesantemente segnati dalla pandemia, oggi stanno subendo un ulteriore gravissimo danno dalla guerra in Ucraina. Ora più che mai servono interventi sia di carattere strutturale, anche mettendo in campo risorse del Pnrr per alleggerire la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero, e di carattere congiunturale per sostenere imprese e famiglie in questo difficile momento”. Nei settori a maggior concentrazione di medie e piccole imprese -alimentari, moda, mobili, legno, metalli e altre manifatture, quali soprattutto gioielleria ed occhialeria- l’export emiliano-romagnolo lo scorso anno è salito a 17,7 miliardi di euro, raggiungendo il massimo storico degli ultimi 10 anni. Nonostante il pesante ritardo della moda, le esportazioni in questi settori recuperano completamente quanto perso durante la crisi causata dalla pandemia, superando del +1,9% i livelli del 2019: la crescita del +10,4% nel 2021 rispetto al 2020 compensa il calo del 7,7% del 2020 rispetto all’anno precedente. Poi però è scoppiata la guerra.

Confartigianato evidenzia che l’Italia è il terzo fornitore europeo di prodotti nei settori di medie e piccole imprese nei mercati di Russia e Ucraina, ed il primo per i prodotti della moda, mobili e gioielleria. L’Emilia-Romagna è la seconda regione, dopo la Lombardia, per valore dell’export di prodotti della moda verso il mercato russo, che assorbe il 4,6% delle vendite complessive del settore oltre i confini nazionali. A livello territoriale sono più esposte alle conseguenze del conflitto in corso Reggio Emilia (seconda provincia nella classifica nazionale per valore delle vendite dopo Milano), Rimini (settimo posto) e Bologna (11esimo posto). Le conseguenze del conflitto in Crimea di otto anni fa hanno fatto sì che le vendite di prodotti moda sul mercato russo si siano dimezzate, cumulando perdite per 2.094 milioni di euro, pari a 262 milioni di euro medi all’anno. La guerra ha amplificato gli effetti negativi di alcune criticità manifestate nel 2021 che stavano già compromettendo la ripresa della manifattura: la scarsità di materiali, l’allungamento dei tempi di consegna, l’aumento dei prezzi delle commodities e del costo del noleggio di container, a cui si è affiancato il rallentamento dell’import cinese. 

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