Con “Lucia di Lammermoor” Donizetti al teatro Galli di Rimini

RIMINI. È con uno dei titoli più amati e frequentati del repertorio melodrammatico che si chiude la prima vera stagione d’opera del teatro Galli ritrovato: “Lucia di Lammermoor”. L’opera di Gaetano Donizetti, in scena questa sera (e in replica domenica pomeriggio), è infatti uno dei capolavori indiscussi del teatro in musica ottocentesco e, forse, l’esito più alto del romanticismo operistico italiano declinato dal compositore con quella travolgente vena melodica che fin dalla prima rappresentazione, tenutasi al teatro San Carlo di Napoli nel 1835, gli guadagnò un successo straordinario, segnando il gusto del pubblico, ma anche l’architettura del genere.
Tra Rossini e Verdi
Sono quelli gli anni dell’interregno tra Rossini e Verdi, anni in cui anche l’Italia subisce l’influsso romantico dal nord Europa, soprattutto nella scelta di temi e soggetti, e spesso è il romanzo storico a offrire trame e spunti convincenti: suggestiva irruenza della natura, vicende ricche di colpi di scena, personaggi animati da alti ed estremi sentimenti, dal dolore e dall’amore, quindi vicini alla sfera emotiva del pubblico. Modello dominante del genere sono i romanzi di Walter Scott, ed è proprio a uno dei suoi lavori che Salvatore Cammarano, chiamato per la prima volta a collaborare con Donizetti, si ispira per il libretto di quest’opera.
“The bride of Lammermoor” è già stato messo in musica, ma nelle mani di Donizetti – che al suo attivo aveva già ben 43 opere e porta a termina questa in soli 40 giorni – prende vita un’eroina protagonista dallo spessore psicologico fino ad allora mai tratteggiato; egli pone infatti le fondamenta per quel confronto di caratteri che sarà poi alla base della drammaturgia verdiana.
La vicenda è nota e ripropone il classico triangolo melodrammatico: Lucia è innamorata di Edgardo, ma le rispettive famiglie, Ashton e Ravenswood, sono separate da un odio antico e il fratello di lei, il perfido Enrico, la costringe con l’inganno a sposare Arturo (solo in questo modo i destini finanziari della famiglia saranno salvi). L’irruzione di Edgardo sulla scena nuziale condurrà Lucia alla lunga e celeberrima scena della pazzia: la donna uccide il marito per poi morire a sua volta, mentre anche l’amato di fronte alla perdita estrema si toglierà la vita.
Una trama che al teatro Galli sarà tratteggiata dalla regia di Stefano Vizioli, che mira a metterne in luce l’attualità rappresentando «l’oppressione del potere maschile che perseguita, soffoca, annienta la donna per conseguire i propri interessi, in una eterna storia di prevaricazione a danno dei deboli». Regia che si dipana sulle scene immaginate dallo scenografo americano, divo di Broadway, Allen Moyer, e qui riprese da bozzetti originali, attraversata dalle luci di Nevio Cavina. Ma in primo piano sul palcoscenico, oltre alla soprano Gilda Fiume (Lucia) e al tenore Giorgio Berrugi (Edgardo), ci saranno Ernesto Petti (Enrico), Giuseppe Infantino (Arturo), Viktor Shevchenko (Raimondo), Shay Bloch (Alisa) e Cristiano Olivieri (Normanno). Insieme al Coro Lirico di Modena, tutti diretti da Alessandro D’Agostini sul podio dell’Orchestra dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti.
L’opera inizia alle 20, domenica alle 15.30.
Info: 0541 793811

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